Mandala di Dacia nel nome del simbolismo

pubblicato 06 set 2016, 23:03 da Annalisa Ippolito
In occasione del festival del fumetto di Bruxelles, tra gli stand dedicati alla cultura Europea e Internazionale mi sono imbattuta in un libro quadrato, dalla copertina rossa, un libro da colorare, dal titolo “Mandale - Dacide”  (Mandala di Dacia). 

Il libro è il risultato di un progetto a quattro mani, di cui sono già arrivati al secondo volume, i mandala sono di Mihai Ionț Grăjdeanu, disegnatore e , testi sono di Mădălina Corina Diaconu giornalista laureata in Storia dell'arte all'Università di Bucarest. Entrambi sono lì a promuovere il progetto e la storia della loro Terra di origine l'antica Dacia, l'odierna Romania, attraverso libri disegnati e fumetti. 
Il libro sui mandala si inserisce in questa valorizzazione e ricerca delle radici. Dato che sono entrambi presenti e ho la possibilità di scambiare due chiacchiere e chiedere com'è nata l'idea di questo libro.

I soggetti dei mandala sono tutti ispirati dalla storia delle origini della Dacia, pre-romana e quella romanai manufatti e gli stemmi, la gioielleria di origine traco-geta, perfino le armi dei daci riportate sulla colonna Traiana. 
  

Gli antenati Daci hanno lasciato un patrimonio culturale-artistico che merita una rivisitazione e  un recupero mi  dice Mihai. Lui ha avuto l'idea mentre guardava il tempio di Sarmizegetusa, che fu capitale del Regno di Dacia, fino alla conquista romana del II secolo d.C. un sito archeologico ancora oggi visitabile. Il suo distretto era un importante sito spirituale e il suo tempio posto proprio al centro delle costruzioni non solo era circolare ma aveva anche una funzione calndariale e veniva utilizzato anche come segnatempo per gli eventi piu importanti. La scelta di questo sito è suggestiva proprio perché la sua ciclicità corrisponde al concetto di mandala e dell'organizzazione del tempo.
Partendo da questo primo esperimento, poi ha avuto l'idea di creare mandala specificatamente ispirati alla cultura rumena arcaica partendo dai simboli recuperati sui gioielli, sul vasellame, sulle monete e sugli stemmi trovati nei siti archeologici. 

A questo proposito quando gli chiedo quale sia il suo preferito lui mi mostra il simbolo del sole con le sue teste di cavallo.  Ispirato ad una applique, del V - IV sec a C. appartenente al Tesoro di Craiova, il mandala ha a che fare con il sole e il suo circolo. 
Le appliques originali hanno tre o quattro teste di cavallo che sono riportate fedelmente nel mandala, proprio per ricordare la ciclicità del tempo e del mandala.

Il simbolo ricorda con il tre la triskell celtica, nel quattro la svastica buddista, ma aggiunge  Mădălina “questo simbolo 
è molto più antico di quello tibetano”, già, perché la spirale è l'origine dell'universo ed indica la forza generatrice della vita e come iconografia si trova persino sulle incisioni paleolitiche. Mentre li ascolto, penso a quante similitudini tra le culture e questo mi convince, se ce  ne fosse ancora bisogno, che esiste nel mondo interiore un legame spirituale, antico quanto la coscienza o forse meglio dire l'incoscienza, ma che comunque abita l'anima e il sentire dell'intera umanità. 

Il sole, per esempio, è rappresentato con un cavallo anche nei mandala tradizionali tibetani, il cavallo ha origini caucasiche e nella mitologia e nell'immaginario collettivo è l'allegoria della potenza, della forza e della velocità. 
Su questa immagine voglio fermarmi, perché il cavallo secondo la tradizione buddista fa il giro del mondo quattro volte portando ovunque il Dharma e le preghiere dei meditanti. Mi piace pensare che il cavallo del sole oggi mi abbia portato un incontro inatteso “nel nome del simbolismo” con il mandala e il suo potere enorme, come la dedica di  Mihai Ionț Grăjdeanu mi ha suggerito. 
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