Il mandala incontra l’elettronica

pubblicato 08 ott 2012, 05:52 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 08 ott 2012, 09:25 ]
Leonardo Ulian
e' un "multimedia artist" italiano trapiantato a Londra. La sua passione per l'elettronica, la musica, le scienze e il graphic design lo ha portato a sperimentare e applicare queste passioni al mandala. Il risultato davvero sorprendente e' la realizzazione di mandala con pezzi di elettronica. Di seguito il nostro scambio sull'esperienza.

Annalisa: Ciao Leonardo, raccontaci la tua esperienza artistica e l’incontro con il mandala per condividerla con i lettori di mandalaweb!
Ricordi il primo mandala che hai visto?

Leonardo: La mia ricerca artistica e spirituale mi ha portato alla conoscenza dei mandala.
Sinceramente non ricordo il primo mandala che ho visto, ma ne ho potuti apprezzare di numerosi tra quelli tibetani fatti di sabbia: con questi condivido infatti l’idea che ci sia un lavoro dispendioso e particolareggiato, ma che resta fragile e finito nel tempo a prova che il risultato non e’ l’opera in senso materiale, bensì l’esercizio attraverso la geometria dell’intelletto, dell’ estetica pura, fine a se stessa.

A: Come ti è venuta l’idea di costruire dei mandala con pezzi di elettronica per computer?
L: I circuiti elettronici come anche i mandala partono da un punto centrale, che di solito è un microchip che serve a far funzionare tutto il resto, l’idea è nata da li.
L’idea di un punto d’inizio - che nel mio caso è una specie di cervello elettronico – mi fa incuriosire.
Mi affascina l’idea che qualcosa di minuscolo come un chip possa far funzionare una buona parte del mondo contemporaneo. Lo si vede anche nelle natura d’altronde, sono le strutture più piccole nella loro perfezione estetica e funzionale a dare forma e sostanza a tutto ciò che ci circonda.
Mi piace l’idea che le due cose – mandala e circuiti elettronici - possano avere un qualcosa in comune, anche se in realtà sono molto diverse. Infatti l’uomo ha sempre tentato di imitare la perfezione dei sistemi naturali, tanto che si sono ottenuti in tecnologia risultati che sfiorano quella perfezione. La mia ricerca artistica mi ha portato a pensare sull’ argomento e ci sarebbero molte domande da porre e molte risposte possibili, ma questo esula dal contesto della mia opera. Ciò che mi interessa mettere in luce è il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, ma dal punto di vista estetico, come osservatore e come consumatore.

A: Ti sei cimentato direttamente con questa forma d’arte o hai creato anche mandala con tecniche più tradizionali?
L:  Per il momento mi sto cimentando con i componenti elettronici, forse un giorno potrei disegnare circuiti con la tecnica dei mandala tradizionali di sabbia, questo pero’ comporterebbe un cambio concettuale. A dire la verità mi incuriosisce molto la tecnica del disegno fatto con la sabbia, ma devo ancora sviluppare l’idea.

A: 
Puoi raccontarci qualcosa sul progetto di questi mandala? 
L: Mi incuriosiva il fatto che la tecnologia, ed in particolare quella elettronica è diventata una parte importante del nostro quotidiano, quasi un qualcosa in cui credere o venerare.
Con i “Technological mandalas” ho voluto mostrare quello che è stato nascosto allʼocchio del consumatore, e rappresentare i circuiti elettronici come degli oggetti straordinari ed eterei.
Quando penso alle mie creazioni, le immagino come degli aggeggi effimeri in grado di attivare gli occhi e le menti di chi li guarda, con immagini o pensieri di qualsiasi tipo.
Ho voluto usare la parola “effimeri” perché la tecnologia – e in particolare quella elettronica – è in qualche modo “impermalente” ed in un continuo cambiamento.
Ho sempre avuto una passione per la forma e i colori dei componenti elettronici, che nel mio caso li ho usati per una pura questione estetica, e questo ha comportato la perdita della loro vera funzionalità di elementi elettronici per farli diventare qualcos’altro.

A: Hai usato qualche modello di mandala in particolare da cui trarre ispirazione?
L: No, non ho modelli dai quali abbia preso spunto. Ho osservato molto le forme geometriche in generale e mi sono appassionato allo studio della geometria sacra e alla costruzione grafica dei labirinti, e credo che le mie opere siano solo una conseguenza logica ai miei studi.

A: Qual’è stata la parte più complessa dell'opera?
L: La parte più complessa dell’opera è la realizzazione dell’opera stessa.
Ho dovuto inventarmi un mio sistema – che sto ancora perfezionando – per costruire questi mandala, e questa è la parte che mi piace di più. Come per la creazione dei mandala  tradizionali, anche nel mio metodo non c’è modo di velocizzare il processo di creazione, tutti gli elementi devono essere inseriti in un disegno grafico prestabilito, lo schema e’ simmetrico e tutte le sue parti si rispecchiano nell’ insieme…Ci vuole molta pazienza e perseveranza nel perseguire il fine, tutto il processo creativo in sé rappresenta l’esaltazione del particolare elettronico, basta sbagliare una saldatura e tutto il lavoro e’ vanificato, un po’ come nei mandala tibetani. Quindi è proprio l’esecuzione la parte più importante dell’opera, alla fine il risultato esteriore dovrebbe riflettere quello interiore.

A: 
Quanto tempo hai impiegato per realizzare questi mandala?
L: Il tempo per realizzarli varia dalla grandezza e dalla complessità. Per realizzare il “Technological mandala 02 (the beginning)” – il più grande – ci ho impiegato cento quaranta ore, tre mesi di lavoro, ovviamente non ero in studio ogni giorno. Sono lavori a cui mi dedico con dedizione e alla fine mi gratificano molto, quindi posso dire che l’esercizio artistico e tecnico da sicuramente buoni frutti.
 
A: Quali sono ora i tuoi progetti per il futuro? Hai altri mandala in cantiere? 
L: Ho sicuramente in programma di lavorare a nuovi mandala, anche perche’ in ogni atto creativo ci sono i semi per nuove opere, pero’ bisogna aspettarne la gestazione per vedere chiaramente i risultati, percio’ preferisco non anticipare niente, al momento sarebbe prematuro. Sui nuovi progetti anche relativi ad altri temi aggiorno continuamente il mio sito (www.leonardoulian.it) dal quale si possono vedere tutte le mie opere passate e i progetti in costruzione: chiunque sia interessato puo’ seguirmi anche su Twitter (https://twitter.com/settings/profile). In generale posso dire che mi sto interessando molto alle connessioni tra il mondo delle tecnologie – moderne e contemporanee – e il loro rapporto con l’essere umano nei sui aspetti principali corporali, mentali e spirituali. C’e ancora tanto lavoro da fare al riguardo, e il materiale a disposizione è enorme nelle sue innumerevoli combinazioni, il che prospetta un lungo ma gratificante periodo di lavoro artistico!

A: Grazie per aver condiviso con noi il tuo lavoro!

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