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Persone e Mandala

Nel mio viaggio sulla via del mandala ho incontrato, conosciuto o
scambiato opinioni, studi e opere con artisti, esperti, amanti dell'arte del mandala.
In questa pagina trovano spazio i loro contributi.
























I mandala di Massimo Diosono una sintesi tra Oriente e Occidente

pubblicato 11/mar/2013 06:04 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 12/mar/2013 09:48 ]

Massimo Diosono e’ un artista italiano, le cui opere manifestano una influenza mandalica e orientale, ma non solo, si legge in esse, una matrice medievale, forse dovuta all’arte della regione in cui il Nostro artista ha studiato e vissuto, l’Umbria. Le sue opere sono molto interessanti e cosi’ gli ho rivolto alcune domande sulla sua arte e il mandala. 

Annalisa Ippolito: Ciao Massimo, puoi raccontarci la tua esperienza artistica e l’incontro con il mandala?

Massimo Diosono: Ciao Annalisa, prima di tutto vorrei esprimere un sincero apprezzamento verso il tuo lavoro, ho letto con attenzione le interviste alle persone ospitate prima di me e questa possibilità di poter parlare del nostro lavoro, e di condividerlo, è una cosa che mi piace molto, e di cui ti ringrazio.

Mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove, grazie all’incontro con persone illuminate e non, ho cominciato ad indagare e capire quali erano le coordinate dove muovermi, a conoscere me stesso, a perdermi nella moltitudine dei codici espressivi, soprattutto, a capire il valore del fare…secondo me, fare è conoscere. Sun-Tzu diceva: “ la mappa non è il territorio”, per conoscere un territorio dobbiamo attraversarlo, non guardarlo. Ho visto me stesso come un territorio da esplorare e da conoscere e l’arte, (ovviamente non parlo solo di arte figurativa ma anche di musica, letteratura, poesia, etc.) è il mezzo di cui mi servo per questa esplorazione. Ovviamente, all’interno di tutto questo, non poteva mancare il mandala.


Annalisa: Ricordi il primo mandala che hai visto?

Massimo: In realtà prima di arrivare al mandala ho studiato con molta attenzione i simboli: Cerchio, quadrato, croce, triangolo. Lo studio approfondito delle forme prime e del loro valore universale, radicato all’interno di ognuno di noi, ha avuto, per me, un valore importante. E’ una forma comunicativa che va al di là della cultura e delle differenze, agisce nello strato più profondo dell’essere, è quello che, molto giustamente, Jung definiva “inconscio collettivo”. Il simbolo ha una potenza comunicativa che deriva dal suo essere “intatto“, è sempre uguale, ma, contemporaneamente, sempre diverso.
Nonostante le differenze che caratterizzano l’uomo ed il suo percorso, il simbolo trova sempre la sua strada all’interno di ciascuno di noi, lavora. Qualche volta a livello cosciente, il più delle volte a livello inconscio, entrando in relazione con la nostra energia più profonda. Ognuno di noi interagisce con il simbolo quotidianamente, pensate alle forme delle città, delle chiese, delle nostre case. Cerchi, croci, quadrati, sono gli elementi che, nella geometria, hanno misurato l’habitat materiale dell’uomo, quando trascendono, ne misurano l’habitat spirituale. Pensate alle chiese, alla luce che filtra dai rosoni, alle loro piante a forma di croce o circolari, è una deambulazione che unisce i due livelli, materiale e spirituale. Il primo mandala l’ho visto in un testo di filosofia orientale, era un mandala di kalachakra, non di sabbia, ma dipinto. L’impatto fu enorme, conteneva tutti i simboli, era complesso ma semplice allo stesso tempo. Mi colpì nel profondo, fu pura emozione…ovviamente ho voluto saperne di più, e ho cominciato a studiare. 
Fu uno scatto in avanti considerevole, lavorare con i simboli singolarmente era stato come assemblare una macchina, con il mandala era sedersi al posto di guida e partire. Ogni cosa era al suo posto, dove doveva essere, e partecipava ad una armonia celeste, il microcosmo umano finalmente dialogava con il macrocosmo celeste, equilibrio ed energia, forza e saggezza.


A:
Le tue opere, che ho avuto modo di ammirare, esprimono una forte impronta “mandalica”, come sei arrivato a questo tipo di progetto artistico? 

M: La mia ricerca artistica si sviluppa sul concetto d’impermanenza, i materiali che prediligo, oltre alla pittura, sono le sabbie, la cenere, l’ovatta. Per quello che riguarda la mia pittura, l’impronta “mandalica“ come tu giustamente la definisci, è molto forte e presente. Per quanto mi riguarda quando dipingo i miei mandala è come prendere un’ascensore che mi porta al centro di me stesso dove c’è il mio “hara”, e da lì, comincio a costruirli. Avevo bisogno di una forma che fosse personale, ma universale allo stesso tempo,  ed il mandala mi sembra la più adatta a comunicare in modo potente e diretto l’essenza dell’esecutore, che non è diversa dall’essenza dell’osservatore, tant’è che spessissimo risuonano l’uno nell’altro. Soprattutto arriva al “cuore“, sull’onda di una tradizione millenaria composta da migliaia di mandala eseguiti nei modi e nei luoghi più disparati, ma capaci, nello stesso tempo, di travalicare tempo, luogo e storia, esattamente come fa (o dovrebbe fare) un’opera d’arte. Trovo che abbia una complessità di significati che si manifesta a diversi livelli, tutti importanti. Ognuno li può “leggere“ a seconda della sua ricettività e preparazione, non si esaurisce mai. Restituisce una gamma di letture ed emozioni infinite e tutto questo, continua ad affascinarmi. Debbo aggiungere che i mandala, almeno i miei, “scelgono“ il loro pubblico, ho notato che un certo tipo di opere non sono per tutti, la maggior parte delle persone si ferma ad una lettura puramente decorativa, senza approfondire, ma va comunque bene.


A: Quali sono i tuoi modelli di riferimento? 

M: Non so bene cosa intendi per modelli di riferimento, quello che ti posso dire è che studio in modo molto approfondito il confronto filosofico oriente-occidente, da Sant’Agostino a Meister Eckhart, dalla filosofia greca a quella tedesca, dai Veda alle Upanishad, allo Shobogenzo, alla pratica delle arti marziali, nel mio caso il Karate Shotokan allo Shodo. Mi interessa molto lo scambio tra le diverse culture, trovare l’unità nella (apparente) frammentarietà. Tutto è collegato e in relazione, come le forme, i materiali e i colori che costituiscono il mandala. Dovremmo entrare in rapporto con questa energia che unisce, non che separa. Per quello che riguarda l’arte contemporanea, sono molto affascinato da artisti che lavorano sull’idea di mutamento, d’impermanenza, sul fluire continuo dell’energia, sull’armonia con sé stessi e con la natura che ci circonda , come ad esempio Andy Goldsworthy, Nils Udo, Walter De Maria, Richard Long, Giuliano Mauri. Questi artisti lavorano con materiali deperibili raccolti all’interno dell’ambiente naturale, con opere che possono durare un’ora, un giorno, un mese o un anno. Trovo molte similitudini con la realizzazione dei mandala di sabbia ad opera dei monaci tibetani. Terminata l’opera, spesso un lavoro di giorni e giorni, di estrema precisione e bellezza, viene dispersa in un corso d’acqua. L’opera viene restituita alla natura, attraverso un ciclo che mai si ferma. Le cose non si perdono, si trasformano e ritornano in altre forme. 


A: Ti sei cimentato direttamente con questa forma d’arte o hai creato anche mandala tradizionali?

M: Io vedo il mandala come uno strumento che ci pone in relazione con la parte più profonda del nostro essere e che, attraverso la sua contemplazione, ci mette in comunicazione con gli altri. Di conseguenza il metodo di costruzione è fedele ai mandala tradizionali, ovvero dal centro (bindu) verso l’esterno, sia per quello che riguarda i mandala pittorici, che quelli realizzati con le sabbie e la cenere. Dopo aver studiato attentamente il significato simbolico delle forme e dei colori che li costituiscono, ho trasceso senso e significato creando i miei. I mandala tradizionali sono un’importante veicolo di conoscenza, tutti quelli che vedo, ma quello che mi intriga maggiormente è vedere come ogni persona realizza il suo, che in definitiva, a saperlo leggere rappresenta quella persona meglio di mille parole o discorsi. Nella forma e nel colore c’è tutto, senza intermediari. Ognuno di noi si definisce attraverso gli strumenti che ha a disposizione, bisogna sperimentare, senza paura.


A: 
Hai usato qualche modello di mandala in particolare da cui trarre ispirazione?

M: Non ho modelli particolari da cui trarre ispirazione, se non le forme date, necessarie alla sua costruzione. La cosa affascinante è che, in migliaia di anni, nonostante le forme siano le stesse, non si registrano due mandala uguali. Come in natura non vi è nulla di identico così è nel mandala,  dove le persone realizzano e definiscono sé stesse attraverso forme e colori, partecipando ad uno scambio universale con la natura e la sua immensa energia, ognuno a suo modo e maniera. La maggior fonte di ispirazione siamo noi stessi, nel profondo è come abbeverarsi ad una fonte d’acqua sempre limpida e fresca.


A: Spesso il percorso e lo stile di un artista cambiano, maturano altri interessi, ho riscontrato anche influenze medievali e dell’estremo oriente nelle tue opere, e’ cosi’?

M:  mio lavoro cerco sempre il fluire dell’energia come delle idee, credo che l’essere in ricezione sia una condizione fondamentale, come lo è soprattutto l’elaborazione degli stimoli che riceviamo, di ciò che vediamo. Ognuno di noi, indipendentemente da ciò che fa, dovrebbe cercare di dare una risposta individuale, frutto dell’elaborazione personale di stimoli e idee. Uso molti materiali diversi, che rispondono sempre ad una esigenza di poetica e di ricerca, mai fine a sé stessi. Le influenze, specie in una forma universale ed archetipica come il mandala sono numerose, poiché come dicevo prima, si parte da forme date, presenti e comuni in tutte le culture (cerchio, quadrato, etc.). La ricchezza del mandala risiede nella sua universalità di significato che travalica tempo, forma e cultura diventando un vero contenitore dell’essenza della cultura che lo produce. Quindi è possibile l’influenza medievale, anche se io guardo con più interesse alla filosofia orientale, ma, come dicevamo, in un unicum di significato che tutto avvolge e che con tutto dialoga, non è poi così importante, più importante è il fluire dell’energia da una cultura ad un'altra.


A: Quali sono ora i tuoi progetti per il futuro? Hai altri “mandala” in cantiere? 

M: Cerco di non pensare al futuro (per quanto possibile…) preferisco concentrarmi nel presente, e, cercare di costruire il futuro partendo da qui…concordo con la filosofia dell’I Ching, che sostiene che nel momento presente ci sia tutto, passato, presente e futuro. Mi piacerebbe molto acquisire questa consapevolezza, e, per quanto mi è possibile, lavoro per questo. A parte le divagazioni filosofiche, continuerò a studiare e a lavorare, in una condizione di ricettività che spero, mi consentirà di restituire ed elaborare al meglio il mio stare e partecipare al mondo e a tutto ciò che comporta essere qui. Per quello che riguarda i mandala, il mio è un cantiere sempre aperto. Al momento oltre a quelli pittorici mi sto concentrando sulla realizzazione di mandala ambientali, realizzati esclusivamente con materiali naturali che, quando va bene, durano lo spazio dell’esposizione e non prevedono alcuna protezione particolare. Essendo esposti alle intemperie umane ed ambientali non si sa mai quanto dureranno, ma non è questa forse la grande domanda ed il grande fascino che riguarda noi stessi e tutte le nostre manifestazioni?



Per saperne di piu' e contattare l'artista: 
massimodiosono@gmail.com


Le trapunte delle nonne sono un cimelio mandalico? Intervista a Judy Niemeyer

pubblicato 06/mar/2013 02:36 da Annalisa Ippolito

Una intervista interessante ad una esperta che ha inventato un metodo per creare queste trapunte ispirandosi a forme e colori che ricordano i mandala celtici, o indigeni e orientali. Judy Niemeyer, dopo aver studiato il quilt insegna come crearlo e reallizarlo in giro per il mondo, trasformando una passione e un'arte di famiglia in un lavoro creativo e di recupero di antiche tradizioni.

Cliccando qui potete leggere tuttal'intervista in inglese http://english.mandalaweb.info/Home/annunci/isquiltan%E2%80%9Cheirloommandala%E2%80%9D

Il cerchio magico del mandala uno scambio con Monica Morganti

pubblicato 14/feb/2013 04:03 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 14/feb/2013 04:08 ]

Monica Morganti e’ una psicologa e psicoterapeuta transpersonale con formazione junghiana, esperta nell’uso del mandala nella terapia, e’ anche pittrice di mandala e autrice di diversi testi e uno molto interessante sul mandala “ Il cerchio magico nella stanza dell’analista”. 
Di seguito uno scambio avvenuto tra Monica e me, sul mandala.

Annalisa Ippolito: Buongiorno Monica, la domanda e’ d’obbligo. Come sei arrivata al mandala, o meglio, com’e’ arrivato il mandala nella tua vita?
Monica Morganti: Il mandala è arrivato nella mia vita spontaneamente. In un periodo di riflessione sul senso delle cose che andavo facendo ho cominciato a dispegnare mandala a mano libera . solo in seguito ho “scoperto” cosa fossero i Mandala nella tradizione buddhista e nella psicologia junghiana. Direi che sono davvero emersi dal mio inconscio.

A: Ricordi ancora il primo mandala che hai disegnato o colorato?
M: So qual’ è il primo Mandala che ho dipinto. Dopo anni di mandala disegnati e colorati con i pastelli mi sono sperimentata su una tela e ho creato ORDINE, era il 1999 e lo potete vedere nella galleria del mio sito http://www.monicamorganti.com/area/mandala/in-esposizione/ (immagine sotto a destra su questa pagina)

A: Che cos’e’ per te il mandala?
M: Per me il mandala è tante cose: un momento di pace, uno strumento di chiarezza mentale, una tecnica per entrare nel proprio inconscio, uno strumento di lavoro, un atto di creatività gioiosa…

A: Quali sono i benefici dello strumento mandala in una terapia e “nell’auto-terapia”?
M: Il mandala nella terapia permette di cogliere aspetti di un problema, di un tema o di una sensazione integrando aspetti inconsci con quelli già noti alla coscienza. È uno stimolo di approfondimento e sempre una sorpresa!

A: Quali sono le difficolta’ maggiori che si incontrano usando il mandala come terapeuta? Ci sono controindicazioni nell’uso del mandala?
M: Il mandala non presenta difficoltà in terapia, da indicazioni che sono chiare anche al paziente. Il disegno e i colori ti parlano con grande chiarezza, per questa ragione non ci sono neanche controindicazioni.

A: Oggi assistiamo ad una diffusione sempre maggiore del mandala, per la sua semplicita’ di approccio e per la sua bellezza, ma qual e’ il rischio per chi si avvicina al mandala da formatore senza una adeguata preparazione?   
M: Io credo che il “formatore” non debba mai avere la presunzione di leggere il mandala al posto di chi l’ha fatto. Noi possiamo indicare quale sia il significato simbolico dei colori e delle forme, come io ho fatto nei due libri che ho scritto sul mandala, ma sono solo suggerimenti, tracce. Chi ha disegnato il mandala deve osservarlo e lasciare che gli dia delle suggestioni.

A: Hai, o hai avuto, dei modelli nella formazione sul mandala a parte C.G. Jung?
M: Non ho avuto né ho modelli nella creazione dei miei mandala. Sorgono da dentro. Quando guardo la galleria sul mio sito mi stupisco sempre sia per la quantità dei miei quadri, sia per la loro assoluta eterogeneità. Sono davvero lo specchio della mia anima in questi anni.

A: Nel tuo libro “Il cerchio magico nella stanza dell’analista”, parli dell’uso del mandala e della favola come prassi in terapia. Vuoi condividere qualche elemento sulla modalita’ di questa prassi?
M: In terapia talvolta io offro al paziente una serie di mandala già disegnati, che sono presenti nel mio IL CERCHIO MAGICO.MANDALA DA COLORARE  per scegliere quello che più risuona rispetto al tema che stiamo trattando e lo invito a colorarlo. Poi gli faccio dare un titolo e lavoriamo sui colori, il titolo, le emozioni. Quando serve partendo dal titolo lo invito a scrivere una favola e poi lavoriamo su disegno e favola insieme.

A: Sei anche una pittrice di mandala, usi delle tecniche particolari? 
M: Io sono una pittrice autodidatta e quindi ho la libertà di sperimentare . quando ho iniziato usavo i colori a tempera ma poi ho avuto bisogno di qualcosa di più potente e sono passata agli acrilici. In questa fase sono molto materica e ho bisogno di dare spessore ai miei quadri e quindi uso collage, pietre, perle, fiori. Sono continuamente alla ricerca di modi per “tirare fuori” quello che sento…

A: Un’ultima domanda, puoi condividere con noi i tuoi prossimi progetti con il mandala?
M: I progetti che ho con il mandala riguardano sia la terapia che i quadri.  Nei prossimi mesi terrò a Roma due giornate di mandalaterapia di gruppo sul tema della Rabbia e del Senso di colpa; come pittrice invece sono stata invitata ad esporre i miei mandala a Londra in marzo e a Shanghai in luglio e devo dire che portare i mandala in Cina mi emoziona molto!!

Grazie per la tua collaborazione. 

Maggiori informazioni sul lavoro di Monica Morganti sul suo sito
http://www.monicamorganti.com/

Intervista a Adam Blatner

pubblicato 20/dic/2012 10:04 da Annalisa Ippolito

Adam Blatner descrive se stesso come"un pensatore, un filosofo, un conemplatore dei trends contemporanei.... ", un osservatore della vita in ogni sua dimensione, un amante della creativita'. Nella sua carriera ha spesso lavorato con i mandala, che ha iniziato a creare dal 1966 e cio' che lo affascina e' l'approccio creativo che in qualche modo ci guida nella scoperta dei nostri talenti. 

Ho avuto l'occasione ed il grande onore di scambiare opinioni sul mandala con lui e quello che ne e' scaturito e' l'intervista in inglese e' pubblicata qui http://english.mandalaweb.info/Home/annunci/talkingwithadamblatneraboutmandala

Sul suo Blog  invece potete leggere altre considerazioni sul mandala... sono qui http://blatner.com/adam/blog/?p=790

Per leggere i suoi scritti e le sue teorie visitate i suoi blog, il sito 

Incontro con l’artista di “Piromandalas arte en madera” e i suoi mandala in legno

pubblicato 26/ott/2012 08:11 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 26/ott/2012 08:22 ]

Roberto Hernandez Segovia
e’ il giovane artista cileno dietro l’alias “Piromandalas arte en madera”. Roberto crea mandala sul legno, con l'aerografo, “piro” in spagnolo. Ho subito apprezzato il suo lavoro e abbiamo avuto uno scambio sul mandala.
Mi racconta che si e' innamorato dei mandala e che fin da ragazzino disegnava e portava avanti attivta’ manuali.  Ricorda ancora il suo primo mandala dipinto con colori brillanti e naturali e aggiunge con simpatia che e' necessaria molta attenzione nel maneggiare l'aerografo, che incide e letteralmente brucia la superficie del legno. Ha imparato da solo come autodidatta e la sua fonte di ispirazione e' la natura, dove si immerge volentieri incantato dalla sua perfezione. Mentre libri sulle culture e sui simboli sono sempre utili per le sue ricerche...
Il suo lavoro lo sta impegnando molto perche’ le sue opere sono richieste anche all’estero e tra i suoi prossimi progetti anche corsi in cui insegnare questa tecnica molto particolare e ricca di fascino con cui creare mandala. 

Di seguito lo scambio in spagnolo su questa particolare forma d’arte del mandala.

Annalisa: ¿Cómo descubriste el mándala? 
Roberto: Ellos me descubrieron a mi. Desde pequeño dibuje tribales y mándalas, pero no tenía idea
de cómo se llamaban o que era un mándala, ya hace un par de años compre unos libros de mándalas y me fui interiorizando más, hasta el punto de enamorarme de ellos.


A: ¿Recuerdas cómo era el primer mándala que hiciste? 
R: Claro que lo recuerdo, fue impresionante!!
mándalas sobre papel hice muchos, pero del que me impresione mas fue el mándala
hecho en madera, su terminación brillante con pigmentos naturales y con su estilo rustico
era increíble no pude creerlo hasta pasado  un par de semanas ya asumiendo que estaba creando mándalas con el alma.


A: Tu técnica consiste en dibujar mándala sobre madera. ¿Puedes contarnos algo sobre esta técnica?
R: Esta técnica consiste en quemar la madera, con distintas intensidades ya sea para delinear o  sombrear , es mas difícil de lo que se ve, pero no imposible. La herramienta puede ser controlada para quemar  más o menos  intenso, según el trabajo a hacer. 


A: ¿Qué tipo de madera utilizas? 
R: Utilizo madera procesada, por un tema de que es la única que puedo exportar, ya que no contiene ningún tipo de insecto, la madera nativa es más bonita pero corre el riesgo que si no está bien sellada, crie insectos como termitas.
Yo utilizo el terciado de pino, es bastante bonito aprovechando bien sus vetas.


A: ¿El piro es difícil de manejar? 
R: Si es un poco complicado manejarlo y peligroso ya que su punta esta incandescente
(al rojo vivo), si te llegas a quemar dolerá bastante.
Hay que ser precavido y dejar descansar la herramienta para que no se queme y haga corto circuito. Siempre seguir los consejos del fabricante para evitar cualquier problema.
En cuanto al dibujo, es bien difícil. Yo dibujo con lápiz de carbón primero y una vez listo el dibujo recién ahí utilizo el piro. 


A: ¿Cuál es el tiempo necesario para realizar un mándala en madera? 
R: Según el diseño, si es muy complicado o no, el tamaño del mándala también importa mucho
Y sobre todo, que estés inspirado para poder entregar un lindo mándala, si no estás inspirado mejor no dibujar y menos pintar, porque no te gustara lo que resulte.
En los mándalas de 25 a 30cm me demoro dos días, con buen tiempo para que los pigmentos y pintura selladora seque rápido y bien.
En mándalas de 60cm me demoro como 4 a 5 días
También considero el cortar la madera y lijarla, esto último quita un poco de tiempo.


A: ¿Cómo descubriste esta técnica? 
R: Esta técnica la descubrí solo la verdad, siempre he sido bien autodidacta. Dibujaba cuando pequeño en maderas utilizando una lupa, claro me demoraba mucho cuando no había sol
Jjajja, pero me entretenía, me gustaba mucho me acuerdo el acabado del dibujo, con un estilo bien rustico, claro que a esa edad dibujaba cosas de niños no mándalas y menos sabía que existía una herramienta para hacerlo.


A: 
¿Tienes modelos o te inspiras en alguna cosa? 
R: No, no tengo ningún modelo en especial, lo que más me inspira es la naturaleza me encanta su perfección, me inspiro saliendo a acampar a las montañas ahí me quedo algunos días con mi novia observando el cielo, las estrellas, las plantas todo en su lugar es tan perfecto que lo podría contemplar toda la vida.


A: ¿Un mentor, personaje o libro que te inspire en particular? 
R: Me gusta investigar sobre cualquier libro que tenga que ver con culturas ancestrales, signos o símbolos ese es mi fuerte…


A: ¿Puedes dar alguna sugerencia para todos aquellos que quieran intentar hacer un mándala sobre madera? 
R: Claro, primero que nada escoger el mándala que más te guste, traspasarlo  a la madera ya sea dibujándolo o calcando este, una vez hecho esto comenzar a pintarlo ojala en un lugar tranquilo para poder conectarte con tu mándala tus pensamientos se irán ordenando y los colores fluirán solos.


A: ¿Cuáles son tus proyectos de futuro con el mándala?
R: Quiero ojalas vivir de esto, poder hacer talleres ya que mucha gente me lo esta pedido, pero tengo dos trabajos entonces no me queda tiempo para realizar talleres.
Estoy en proceso de exportar y eso me tiene muy feliz, ya que de muchos lugares me están pidiendo mándalas, California – Turquía – España – México entre otros países 
Espero pronto dedicarme solo a los mándalas y poder dar a conocer este Arte tan hermoso.

 
A: Gracias por compartir con nosotros tu experiencia. 
R: Muchas gracias por todo su tiempo, un abrazo de luz desde Chile.
Namasté….

Informazioni sulla pagina facebook Piromandalas Arte en Madera
contatti:  piromandalas@gmail.com

Il mandala incontra l’elettronica

pubblicato 08/ott/2012 05:52 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 08/ott/2012 09:25 ]

Leonardo Ulian
e' un "multimedia artist" italiano trapiantato a Londra. La sua passione per l'elettronica, la musica, le scienze e il graphic design lo ha portato a sperimentare e applicare queste passioni al mandala. Il risultato davvero sorprendente e' la realizzazione di mandala con pezzi di elettronica. Di seguito il nostro scambio sull'esperienza.

Annalisa: Ciao Leonardo, raccontaci la tua esperienza artistica e l’incontro con il mandala per condividerla con i lettori di mandalaweb!
Ricordi il primo mandala che hai visto?

Leonardo: La mia ricerca artistica e spirituale mi ha portato alla conoscenza dei mandala.
Sinceramente non ricordo il primo mandala che ho visto, ma ne ho potuti apprezzare di numerosi tra quelli tibetani fatti di sabbia: con questi condivido infatti l’idea che ci sia un lavoro dispendioso e particolareggiato, ma che resta fragile e finito nel tempo a prova che il risultato non e’ l’opera in senso materiale, bensì l’esercizio attraverso la geometria dell’intelletto, dell’ estetica pura, fine a se stessa.

A: Come ti è venuta l’idea di costruire dei mandala con pezzi di elettronica per computer?
L: I circuiti elettronici come anche i mandala partono da un punto centrale, che di solito è un microchip che serve a far funzionare tutto il resto, l’idea è nata da li.
L’idea di un punto d’inizio - che nel mio caso è una specie di cervello elettronico – mi fa incuriosire.
Mi affascina l’idea che qualcosa di minuscolo come un chip possa far funzionare una buona parte del mondo contemporaneo. Lo si vede anche nelle natura d’altronde, sono le strutture più piccole nella loro perfezione estetica e funzionale a dare forma e sostanza a tutto ciò che ci circonda.
Mi piace l’idea che le due cose – mandala e circuiti elettronici - possano avere un qualcosa in comune, anche se in realtà sono molto diverse. Infatti l’uomo ha sempre tentato di imitare la perfezione dei sistemi naturali, tanto che si sono ottenuti in tecnologia risultati che sfiorano quella perfezione. La mia ricerca artistica mi ha portato a pensare sull’ argomento e ci sarebbero molte domande da porre e molte risposte possibili, ma questo esula dal contesto della mia opera. Ciò che mi interessa mettere in luce è il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, ma dal punto di vista estetico, come osservatore e come consumatore.

A: Ti sei cimentato direttamente con questa forma d’arte o hai creato anche mandala con tecniche più tradizionali?
L:  Per il momento mi sto cimentando con i componenti elettronici, forse un giorno potrei disegnare circuiti con la tecnica dei mandala tradizionali di sabbia, questo pero’ comporterebbe un cambio concettuale. A dire la verità mi incuriosisce molto la tecnica del disegno fatto con la sabbia, ma devo ancora sviluppare l’idea.

A: 
Puoi raccontarci qualcosa sul progetto di questi mandala? 
L: Mi incuriosiva il fatto che la tecnologia, ed in particolare quella elettronica è diventata una parte importante del nostro quotidiano, quasi un qualcosa in cui credere o venerare.
Con i “Technological mandalas” ho voluto mostrare quello che è stato nascosto allʼocchio del consumatore, e rappresentare i circuiti elettronici come degli oggetti straordinari ed eterei.
Quando penso alle mie creazioni, le immagino come degli aggeggi effimeri in grado di attivare gli occhi e le menti di chi li guarda, con immagini o pensieri di qualsiasi tipo.
Ho voluto usare la parola “effimeri” perché la tecnologia – e in particolare quella elettronica – è in qualche modo “impermalente” ed in un continuo cambiamento.
Ho sempre avuto una passione per la forma e i colori dei componenti elettronici, che nel mio caso li ho usati per una pura questione estetica, e questo ha comportato la perdita della loro vera funzionalità di elementi elettronici per farli diventare qualcos’altro.

A: Hai usato qualche modello di mandala in particolare da cui trarre ispirazione?
L: No, non ho modelli dai quali abbia preso spunto. Ho osservato molto le forme geometriche in generale e mi sono appassionato allo studio della geometria sacra e alla costruzione grafica dei labirinti, e credo che le mie opere siano solo una conseguenza logica ai miei studi.

A: Qual’è stata la parte più complessa dell'opera?
L: La parte più complessa dell’opera è la realizzazione dell’opera stessa.
Ho dovuto inventarmi un mio sistema – che sto ancora perfezionando – per costruire questi mandala, e questa è la parte che mi piace di più. Come per la creazione dei mandala  tradizionali, anche nel mio metodo non c’è modo di velocizzare il processo di creazione, tutti gli elementi devono essere inseriti in un disegno grafico prestabilito, lo schema e’ simmetrico e tutte le sue parti si rispecchiano nell’ insieme…Ci vuole molta pazienza e perseveranza nel perseguire il fine, tutto il processo creativo in sé rappresenta l’esaltazione del particolare elettronico, basta sbagliare una saldatura e tutto il lavoro e’ vanificato, un po’ come nei mandala tibetani. Quindi è proprio l’esecuzione la parte più importante dell’opera, alla fine il risultato esteriore dovrebbe riflettere quello interiore.

A: 
Quanto tempo hai impiegato per realizzare questi mandala?
L: Il tempo per realizzarli varia dalla grandezza e dalla complessità. Per realizzare il “Technological mandala 02 (the beginning)” – il più grande – ci ho impiegato cento quaranta ore, tre mesi di lavoro, ovviamente non ero in studio ogni giorno. Sono lavori a cui mi dedico con dedizione e alla fine mi gratificano molto, quindi posso dire che l’esercizio artistico e tecnico da sicuramente buoni frutti.
 
A: Quali sono ora i tuoi progetti per il futuro? Hai altri mandala in cantiere? 
L: Ho sicuramente in programma di lavorare a nuovi mandala, anche perche’ in ogni atto creativo ci sono i semi per nuove opere, pero’ bisogna aspettarne la gestazione per vedere chiaramente i risultati, percio’ preferisco non anticipare niente, al momento sarebbe prematuro. Sui nuovi progetti anche relativi ad altri temi aggiorno continuamente il mio sito (www.leonardoulian.it) dal quale si possono vedere tutte le mie opere passate e i progetti in costruzione: chiunque sia interessato puo’ seguirmi anche su Twitter (https://twitter.com/settings/profile). In generale posso dire che mi sto interessando molto alle connessioni tra il mondo delle tecnologie – moderne e contemporanee – e il loro rapporto con l’essere umano nei sui aspetti principali corporali, mentali e spirituali. C’e ancora tanto lavoro da fare al riguardo, e il materiale a disposizione è enorme nelle sue innumerevoli combinazioni, il che prospetta un lungo ma gratificante periodo di lavoro artistico!

A: Grazie per aver condiviso con noi il tuo lavoro!

Per saperne di piu' su Leonardo visita il suo sito 
www.leonardoulian.it
o seguilo su twitter
https://twitter.com/settings/profile 


Il Mandala e la scuola due progetti a Roma e Bologna

pubblicato 28/set/2012 10:55 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 08/ott/2012 05:00 ]

I contatti e le richieste di informazioni e consulenza ricevute da diversi insegnanti sull’uso didattico del mandala mi spingono a pubblicare due interessanti progetti proposti in due diverse citta’ Roma e Bologna il primo in una scuola media e il secondo in una scuola elementare.

A Roma, in una Scuola Media Inferiore in zona Talenti la prof. di lettere MG. Ippolito durante l’ora di approfondimento di lettere ha realizzato il progetto dal titolo “Noi e il mondo: cittadini del mondo”. L’obiettivo del progetto era focalizzato sulla conoscenza e il rispetto delle diverse culture e popolazioni della Terra.
L'attivita’ di colorazione del mandala e' stata proposta con il fine di costituire le copertine del proprio libro contente le ricerche sugli argomenti trattati durante l'anno scolastico nell'ora di approfondimento di lettere.
Altri mandala sono stati utilizzati come mostrano le foto di questa pubblicazione come manifesti e vere e proprie opere d'arte in una mostra di fine anno scolastico.
La risposta degli studenti e’ stata unanime e oltre al divertimento di sentirsi artisti, i giovani studenti hanno concretamente costruito il loro libro di testo organizzando in maniera armonica gli elaborati, le ricerche e l’aspetto grafico mediante la creazione e la scelta delle immagini. 
Ogni copertina risultava cosi’ unica e personale. Pur partendo da modelli uguali per tutto il gruppo classe, ciascuno ha potuto esprimere al meglio se stesso, tenendo conto della propria individualita’. Ogni studente ha fatto l’esperienza dell’appartenenza alla classe la cui unita’ era garantita dal partecipare ad uno stesso progetto, usare gli stessi modelli, approfondire gli stessi argomenti pur ricevendo una forte gratificazione e rispetto rispetto della propria personalita’ creativa.
Al termine dell’anno scolastico i mandala sono stati utilizzati per organizzare una mostra all’interno dell’istituto scolastico.








A
Bologna in una scuola primaria il progetto sul mandala e’ stato portato avanti dalla maestra Silvana che insegna matematica e geometria.
Il progetto ha coinvolto due classi di II e III per due anni.
La maestra ha prima proposto un mandala di accoglienza per aprire l’anno scolastico, poi altri da usare, ci racconta,  <come riempitivo dei momenti vuoti: per chi finiva prima, per chi voleva colorare assieme alle amiche nella ricreazione, per chi voleva colorare ma non disegnare. Osservare però che i maschi, che di solito non amano colorare, non si ritraevano da questa attività, mi ha fatto pensare che forse era qualcosa di più di un semplice “colorare rispettando i contorni”>.
Prosegue la maestra: <Il mandala ha aiutato i bambini a fermarsi, a concentrarsi, a stare un po’ da soli in silenzio con sé stessi e, in un secondo momento, ho anche potuto osservare che disegnare e colorare mandala ha agevolato l’esternazione di emozioni, di tensioni, di blocchi emotivi e, detto da una bimba, a «stare meglio dopo».>
Un altro degli aspetti positivi del mandala è che il risultato finale è sempre bellissimo; non ci sono bimbi bravi e bimbi che non lo sono, tutti i lavori sono sempre “belli”. 
L’appuntamento con il mandala e’ diventato fisso e  la maestra ha notato che l’attività non era considerata ripetitiva ma come momento di benessere individuale e collettivo: <i bambini erano talmente coinvolti che il silenzio era quasi totale e chi parlava lo faceva a voce bassissima, alcuni bimbi erano così impegnati che la loro necessità di movimento costante spariva, in classe si respirava un’altra aria e il momento della conclusione era sempre male accettato>.
Durante l’anno sono anche stati realizzati due grandi cartelloni con due mandala collettivi.
Racconta ancora la maestra Silvana <Nel periodo pre-natalizio nella classe II sono stati proposti mandala con stelle che sono stati incollati su un cartellone in modo da formare un albero di Natale; nella classe III, invece, è stato colorato individualmente un mandala diviso in 24 parti (un mandala-calendario dell’avvento). Fuori dalla porta della classe è stata poi appesa una stella mandalica costruita collettivamente con origami modulari; altri tipi di stelle sono state costruite e appese in classe (tutti ne hanno sempre riconosciuto la forma mandalica). > Inoltre, <Mandala esagonali a fiocco di neve sono stati proposti nel periodo delle nevicate e, successivamente, appesi uno a fianco all’altro per ribadire “l’unicità di ognuno nell’unione del gruppo classe”.>
Nel progetto i bambini hanno anche fatto l’esperienza del mandala individuale. Continua la maestra Silvana <In quelle occasioni veniva consegnato loro un foglio (A4 o A3) con un cerchio e veniva data una semplice consegna: il mandala doveva contenere il proprio nome oppure doveva essere solo costituito da simboli ... Come sempre li si poteva colorare con matite, pennarelli, colori a cera, eccetera, e si potevano riempire gli spazi completamente o con puntini, onde, ghirigori e così via.>
<I bimbi, oltre a continuare a mostrarmi disegni di mandala, richiamano spesso la mia attenzione sulle forme mandaliche che scoprono in natura (il kiwi o l’arancia tagliata a mensa, una margherita del prato, la ragnatela nella rete di recinzione, ...) o che compongono loro stessi usando foglie, bastoncini, sassi, castagne trovati nel cortile della scuola…>
Infine, racconta ancora la maestra, <i mandala sono stati utilizzati per la spiegazione di concetti geometrici come la simmetria e la rotazione. Si intende così proseguire il progetto anche in classe IV e V proponendo ai bambini, oltre ad attività di coloritura, la costruzione geometrica di mandala utilizzando strumenti come il compasso, la riga, la squadra e il goniometro. Il progetto sarà poi arricchito nei prossimi anni dagli interessi e dalle curiosità della classe e da tutti quegli spunti che solo i bambini sanno dare.>



Le foto pubblicate in questa pagina sono state gentilmente concesse dalle insegnanti che ringrazio di cuore per aver la condiviso il loro lavoro a favore della diffusione dell’uso didattico del mandala nelle scuole.

Un progetto programmato in una scuola d'infanzia e’ stato pubblicato qui

Materiali da scaricare gratuitamente con commento sono su questa pagina

Per consultazioni e consulenze sull'uso del mandala in progetti scolastici e di formazione scrivere a 
didattica@mandalaweb.info

Il patchwork incontra il mandala

pubblicato 17/ago/2012 02:53 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 17/ago/2012 13:53 ]

Ogni tanto mi capita di essere contattata da persone che mi inviano il loro materiale sul mandala. 
Ogni tanto ricevo delle bellissime immagini che trasmettono tutto l'amore e la poesia del tempo e delle energie dedicate alla creazione.

E' il caso di Sarah e il suo quilt.
Sara ama molto cucire creativamente e la sua manualita' l'ha portata a creare un quilt-mandala che con molto piacere ospito e segnalo su queste pagine.

Il titolo, molto eloquente, "Love is a simple thing" le e' stato suggerito da una canzone. 
Come lei stessa mi racconta, "il quilt misura 60x60, lo ho prima realizzato su carta e colorato scegliendo ad occhi chiudi trai colori dell'arcobaleno, poi mi sono sbizzarrita a trovare tra le mie stoffe dei tessuti con quelle tonalità che potessero essere utilizzate, la quadratura esterna è stata necessaria per poterlo esporre". 

Il mandala-quilt in queste immagini e' stato selezionato per una mostra in Olanda.

Per saperne di piu' sul suo lavoro visita il sito http://www.lecreazionidisarah.com/home.html





Annick Augier, il mandala e il wellness pittorico

pubblicato 12/giu/2012 06:39 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 12/giu/2012 06:41 ]

Annick Augier
e’ una “artista francese di nascita e romana di cuore” come lei stessa si definisce. Scopre il mandala e la terapia con i colori e ne fa esperienza in prima persona impegnandosi poi a mettere a disposizione con gli altri queste sue esperienze... di seguito riporto lo scambio che ho avuto con Annick che voglio ringraziare per aver condiviso su www.mandalaweb.info tanta parte di se’. 

Annalisa: Come sei arrivata al mandala?
Annick: Stavo preparando la mia partecipazione alla Fiera dell’Artigianato di Milano nel 2003 e cercavo delle nuove fonti d’ispirazione per creare dei piani di tavolo intarsiati di finti marmi. “Per caso”, trovai un libro strepitoso di Dahlke Ruediger , Terapia con i Mandala. 
Proponeva di curare i disturbi dell'anima colorando delle figure simboliche che rappresentavano le forze dell'universo e altro. Le pagine erano piene di disegni estratti da forme presenti nella Natura o creati dalla mano umana. Essenziali o complessi, si chiamavano Mandala. 
Sono rimasta letteralmente affascinata senza nemmeno capire perché. Allora mi sono interessata al soggetto. Ho cercato altri libri e scoperto questo strumento di connessione con se stesso, cosi dolce e allo stesso tempo cosi potente.

Annalisa: Ricordi il tuo primo mandala visto e quello che hai creato colorato?
Annick: Veramente saranno questi 4 piani da tavolo intarsiati per la Fiera. All’inizio, usavo questi disegni Mandala come motivi decorativi. Però, nello stesso tempo, andavo avanti nella mia ricerca di risposte sul perché dei miei due cancri, tramite terapie olistiche e tecniche di conoscenza di se stesso. Sei mesi dopo la Fiera, ho provato un’attrazione fatale verso Il libro illustrato di Mandala di Murty Kamala. Proponeva cinquanta disegni di Mandala,  espressioni di cinquanta  determinati stati di animo. Ciascuna strutura mandalica e il suo significato simbolico erano accuratamente commentati.
Accanto, ho trovato anche un piccolo libro non meno affascinante:“I Mandala da Susanne F. Fincher. Lei offriva una sintesi di quest’arte in un modo accurato, pratico e nello stesso tempo amorevole. Perché il cerchio e quindi il mandala è stato cosi importante per la cultura umana sin dai tempi più antichi? In che modo rappresenta un’espressione del Sé? Come creare e interpretare il proprio Mandala? Colori, numeri e forme: il loro significato. E ben altre cose.
Tutti e due hanno rivoluzionato la mia vita. Per la prima volta, ho preso coscienza del potere guaritore di questi disegni cosi incantevoli. Potevano essere di un profondo aiuto nella comprensione e la risoluzione di difficoltà.

Annalisa: Che cos’e’ il wellness pittorico?
Annick: Ero pittrice decoratrice in Trompe l’oeil quando ho incontrato la malattia per due volte. Al primo cancro, mi sono detta : Che sfortuna! Ma capita ad altre, Mamma per prima. Seguirò i trattamenti e tutto andrà bene.” Però,  un secondo cancro tutto nuovo, 18 mesi dopo, non può essere preso per un altro incidente sfortunato. Ho capito che era un messaggio del mio corpo dicendo che qualche cosa non andava nella mia vita. Ma che cosa?
Il desiderio di comprendere e di guarire totalmente mi ha allora propulsa  verso lo studio e poi la pratica di diverse terapie alternative e strumenti di sviluppo personale. Per citarne alcuni  Fiori di Bach, Kinesiologia emozionale, Theta Healing, Mythoself Process (una variante della PNL) MBSR (riduzione dello stress basato sulla piena coscienza), Cabala e guarigione. Ho anche seguito un insegnamento di psicologia transpersonale, bioénergie e medicina energetica.
Ovviamente il mio mestiere si è trasformato col passare del tempo. Dalla fusione dei miei talenti di artista con questi nuovi insegnamenti è nata Wellness pittorico, cioè il benessere tramite l’uso di colori, simboli e tecniche energetiche. Sono diventata Pittrice Terapeuta dell’anima.

Annalisa: Quali obiettivi si propone?
Annick: Wellness pittorico vuole offrire degli strumenti di risveglio a se stesso ed alla propria Verità, unica modo di costruire la vita per la quale siamo nati. Con questo obbiettivo generale, è fatto di diverse sfaccettature:
Prima, la pittura “su misura”: Ritratto d’anima si rivolge agli individui desiderosi di andare al di là delle apparenze, di scoprire la parte più intima del Sé e di offrirsi una visione della loro anima e della sua ricerca. Cuore d’impresa esprime invece la sensibilità e l’identità di un’attività professionale, vettore originale di diffusione dei suoi valori e dei suoi impegni verso l’esterno.
Poi dei seminari collettivi come La via del Mandala, La pittura del sé e delle sessioni individuali guidano le persone verso una più grande comprensione di loro stessi ed un equilibrio emozionale migliore.
Quanto alle mie composizioni personali,  illustrano dei processi di guarigione e di risurrezione. Agli occhi dei miei collezionisti di tutta l’Europa, illustrano le prove incontrate e sormontate che ci permettono di rinascere, un po’ più coscienti, un po’ più forti ogni volta.
La pubblicazione di un’autobiografia Il cancro ha guarito la mia vita  sulla mia esperienza personale di guarigione costituisce l’ultima parte di questa tavolozza arte-terapeutica.

Annalisa: 
Ci sono, se ci sono, difficoltà o pregiudizi nel misurarsi con il mandala come strumento di guarigione?
Annick: Certo. Ci sono sempre degli scettici su qualunque metodo olistico, quindi figuriamoci sul potere di guarigione di disegni! Poi, non siamo tutti sensibili nello stesso modo all’energia di colori, forme, simboli.  Alcuni si connettono di più al suono, altri privilegiano il lavoro sul corpo, ecc…. 

Annalisa: Quali sono le tue fonti di ispirazione?
Annick: Parto spesso da qualche cosa che esiste già nella natura o da strutture fatte dalla mano dell’uomo e poi le trasformo, oppure mi connetto alla mia visione interiore.  In ogni modo seguo le reazioni sottili del mio corpo che mi guidano. 

Annalisa: Hai dei progetti a breve o lungo termine sul mandala che vuoi condividere con noi?
Annick: Adesso che mi sono radicata in Francia di nuovo, riprendo la mia collaborazione con la Dr.ssa Fiorella Lucana e l’associazione NATA all’occasione di viaggi in Italia. Abbiamo appena concluso un seminario Mandala a Roma. Mi piacerebbe avere altre opportunità pure, magari in altre città dell’Italia.
In Francia a Grenoble, ho cominciato una serie di serate di dimostrazioni dei Mandala per aprire dei gruppi di lavoro per l’autunno. Vorrei anche sviluppare dei gruppi per le persone malate di cancro, visto la mia esperienza personale. La via del Mandala si basa sulla realizzazione del suo disegno mandalico con l’aiuto di diverse tecniche che ne facilitano la creazione e la comprensione.  
Poi, più in là, creare degli strumenti di comprensione di se stesso tramite delle carte create con i miei Mandala personali. Ho già in preparazione un mazzo di carte I 32 Sentieri, ispirate dall’Albero della vita e le sue lettere ebraiche, che comprendono anche dei Mandala rappresentando le 10 Zephirot.

Intanto, vorrei condividere con i tuoi lettori un corso pratico da fare a casa che offro gratuitamente a chi si interessa al soggetto: Possono fare il download gratuito di La via del Mandala. E dedicato a una delle tematiche più importanti della nostra vita "In viaggio verso l'Unità". Il corso ti accompagna passo per passo dalla domanda fondamentale: "ma che cos'è un Mandala?" fino al completamento e alla comprensione della tua opera. Lo trovi a www.annickaugierart.com/la_via_del_mandala.html . 
Buon rilassamento ! 





Maggiori info su Annick su http://www.annickaugierart.com/


Carmen Mensink un'artista di Thangka

pubblicato 03/mag/2012 03:26 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 03/mag/2012 03:32 ]

Ho incontrato Carmen Mensink in Italia, durante un laboratorio sulla costruzione della Thangka della Tara Bianca. Da questo incontro e' scaturito uno scambio sul significato e i simboli di questi dipinti e nello stesso tempo sull'esperienza e la sua vita. 

La Thangka e' un dipinto antico e bellissimo, ci dice Carmen ma e' anche uno strumento "didattico" che ritrae Buddha e Mandala. Un supporto per la meditazione e nello stesso tempo come dice il significato stesso della parola tibetana "thang ka" e' un "messaggio registrato" che invia un arriva al praticante e lo aiuta nella visualizzazione e nella concentrazione.

Carmen ha visto le sue prime Thangka durante un viaggio in Ladhakh (nel nord dell'India) nel 1998. Poi a Amsterdam dove vive, in un Centro Buddista dove ha partecipato ad un ritiro. Qui seppe che il famoso pittore Andy Weber stava per arrivare in Olanda per impartire i suoi insegnamenti. Dopo aver partecipato al primo corso, Carmen ha saputo di aver trovato la sua strada... e da quel momento non si e' piu' fermata.

Imparando le tecniche, "disegnando, disegnando, disegnando", studiando e penetrando i contenuti e il senso di questo strumento che come sottolinea Carmen "non e' solo un bel dipinto, ma ha significati profondi" strettamente legati alla cultura buddista. Per questo motivo e' impossibile scindere lo studio pratico, delle tecniche da quello spirituale e filosofico...

Leggi l'intervista integrale in inglese con i contatti di Carmen Mensink e i suoi prossimi appuntamenti in Italia aprendo link: http://english.mandalaweb.info/Home/annunci/carmenmensinkanartistofthangka 

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