Mandala e Abbazia di Collemaggio

pubblicato 03 mag 2015, 05:28 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 07 mag 2015, 23:28 ]
Un percorso iniziatico come un mandala si snoda in una delle piu' interressanti abbazie abruzzesi: Collemaggio.
Sia l'esterno dell'abbazia sia l'interno raccolgono un insieme di simboli e di figure geometriche che rimandano al mandala. 

La storia stessa di Collemaggio e' legata ad uno dei Papi meno convenzionale della storia: Celestino V, quel Pietro Morrone che da monaco eremita, per giochi di potere, destino e sincronicita', dopo essere tornato da Lione ~ dove aveva ricevuto la bolla e l'autorizzazione a fondare un proprio ordine~ si fermo' a riposare nei pressi dell'Aquila e fece un sogno secondo il quale la Vergine gli chiese una chiesa proprio sul colle. E cosi' nella stessa chiesa, anni dopo, fu incoronato e il suo corpo traslato e conservato dopo la sua morte. 

Guardano Collemaggio subito saltano agli occhi alcune caratteristiche particolari. Attualmente rimaneggiato dopo il terremoto del 2009 sono quasi scomparsi gli innesti artistici barocchi e settecenteschi. 

Lo stile originale, un misto di romanico e gotico, con la facciata bicolore dalle pietre bianche e rosse la cui alternanza crea un gioco geometrico di quadrati e croci, ricorda il Santo Sepolcro di Gerusalemme. 
La torre ottagona laterale, oggi pare un pulpito all'aperto, la presenza di resti piu' antichi testimonianza di una costruzione piu' antica di questa che noi vediamo e che risale al XIII secolo, e sulla facciata i tre rosoni. 

Altri particolari raccontano della presenza di conoscitori raffinati della geometria sacra, c'e' chi azzarda un incontro di arti e di Templari nelle conoscenze di Celestino V. Le piastrelle pavimentali bicolore, che riprendono i colori esterni, rimandano alla geometrica sacra e a significati esoterici come quella che trasforma le croci, in un fiore bombato a quattro petali che richiama la pietra filosofale degli alchimisti che consente alla materia di trasformarzi da impura a pura, si alternano pietre tombali di monaci e notabili ma pure di cavalieri e simboli segreti dei mastri costruttori.

I tre rosoni della facciata, tutti esposti a ovest, che ricevono luce al tramonto, proiettano le loro luci sul pavimento. Sotto il transetto in un rettangolo sono incluse tre coppie di cerchi concentrici ma il particolare piu' curiosi si trova vicino alla colonna sul lato sinistro (guardando l'entrata) le piastrelle raffigurano un gioco di cerchi concentrici e linee sinuose che ricordano le spire di un serpente che si intersecano a formare il cosiddetto “labirinto di Collemaggio” e coglie di sorpresa vederle raffigurate prorpio in quel punto; ma poi si scopre che vengono colpite dai raggi del sole proprio durante il solstizio d'Estate. E questi sei cerchi concentrici, che sembrano degli otto infiniti, riceverebbero un settimo cerchio dovuto ai raggi del sole che li illumina costruendo una sorta di albero della vita o fiore delle Genesi, hanno dato vita a numerose supposizioni e letture e contribuiscono a raccontare un viaggio illuminante e spirituale. 

Celestino V in questo luogo diede vita ad una pratica che e' diventata la base sulla quale poi il suo successore Urbano VIII emano' il primo Giubileo della storia nel 1300, istituti' la Perdonanza, secondo la quale si potevano ricevere le indulgenze, previo versamento di un obolo alla Chiesa, per  ottenere il perdono di tutti i peccati. 
Bisognava oltrepassare una porta, la prima Porta Santa della storia giubilare si trova dunque a  Colemaggio con i suoi archi e l'immagine benedicente della Vergine, i suoi fregi e le sue geometrie segrete, le suggestioni e i suoi misteri che non sappiamo del tutto decifrare.

A mio avviso cio' che avvicina l'abbazia di Collemaggio a un mandala sono tutti questi rimandi ad un percorso di iniziazione, con tutti i suoi diversi gradi di crescita e prove da affrontare. Il messaggio del mandala e' quello di concentrarsi sulla propria interiorita' per avere la possibilita' di aprirsi all'universo e alle sue regole auree e matematiche che ci mettono in relazione con la Natura e il divino che in essa e' spontaneamente compreso e rappresentato.  
Il mandala tradizionale e', come piu' volte sottolineato, un percorso labirintico in cui siamo chiamati a perderci perche' senza avere il coraggio di oltrepassare la porta, di fare il passo verso il vuoto lasciando indietro le piccole certezze che sono anche il cippo che ci costringe alle nostre insoddisfazioni non siamo in grado di entrare nello spazio sacro della crescita spirituale e non abbiamo dentro di noi spazio sufficiente per lasciarci penetrare dalla luce vera. 
La luce che attraversa come un miracolo, come una magia, come un dono speciale, in un solo giorno, in un solo momento, una finestra speciale tonda e' come il raggio della grazia luminosa che pratica un foro nella nostra anima e da li' ci arriva la luce. L'illuminazione in cui realizziamo il nostro essere uno con l'eternita'. 

Fonti:
M. Philibert, Cercles, carres magiques et mandalas
M.G.Leopardi, I segreti di Collemaggio 
Articolo Scienza e Conoscienza, maggio 2010