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Mandala e arte rupestre (12 Marzo 2009)
 






Mandala e archeologia: la Stele di Caven

pubblicato 22 apr 2018, 04:46 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 22 apr 2018, 04:48 ]

La Stele di Caven deve il suo nome al luogo in cui fu ritrovata dell'archeologa dott.ssa Maria Reggiani Rajna nel febbraio del 1940, nei pressi di Teglio in Valtellina. E’ una pietra di ca 80 cm di altezza,databile al III millennio a.C., sulla quale si trovano diverse incisioni.


Sono proprio queste incisioni ad attrarre l’attenzione. Nella parte superiore  una serie di cerchi concentrici, con due cerchi ai lati ed delle protuberanze che farebbero pensare ad un figura antropomorfa interpretata come una divinità femminile, ai suoi piedi una serie di 11 linee che formano una “U” e in angolo due grosse doppie spirali. La stele si presenta come un interessante rompicapo.


A quasi ottant’anni dal suo ritrovamento le interpretazioni sono numerose ma nessuna può vantarsi di essere quella definitiva e certa. Numerosi studiosi di diverse discipline che si sono impegnati nella codificazione delle incisioni hanno potuto esprimersi e tentare una lettura a partire dalla Reggiani stessa che interpretava le sue linee e i suoi cerchi come raffigurazioni della Dea Madre delle origini, ad Adriano Gaspani, ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, che in anni piu’ recenti l’ha definita “teomorfo a dischi concentrici con tre appendici a forma di coda” riconoscendo in quelle incisioni la riproduzione sacra di una stella cometa, fino all’individuazione da parte della  Silvana Onetti che nella Stele di Caven riconoscerebbe il tentativo di riprodurre una mappa geografica della valle di Teglio e del fiume che lì’ scorre.



L’individuazione di questa serie di pietre incise, di cui la stele in questione e’ la n.3, il cui significato ha a che fare con l’aspetto spirituale e comunque sacro delle prime comunità della storia umana riporta l’attenzione sul potere del cerchio. Fin dalla preistoria, in un tempo in cui i poteri della natura erano riconosciuti come portatori di messaggi dell’universo e delle divinità il cerchio diventa il simbolo del sacro. Un significato che non e’ cambiato con il passare del tempo.


Il cerchio si dimostra espressione di una visione “circolare del mondo, della realtà e della vita”. Ed era un punto di riferimento, un simbolo sacro e l’espressione della spiritualità nelle culture primitive la cui eredità arriva fino a noi come archetipo. Radicato nella memoria della coscienza umana il cerchio diventa modello per esprimere un concetto di sacralità’ che non sfugge a livello emotivo e istintivo dopo tanti millenni al punto che pur avendo perduto la capacità’ di decodificare i simboli nel loro linguaggio originale tutti gli studiosi di tutte le aree intervenuti per interpretare il petroglifo hanno ritenuto comunque che si tratti di una stele sacra, un punto di riferimento per gli abitanti della Valle di ca 3000 anni fa.

In questo senso il potere del cerchio si trasforma in un cammino sacro come il mandala e si rivela allegoria e prezioso strumento per lo sviluppo della conoscenza di se’ e dei legami con il creato e le forze della natura.  


Fonti:

Notiaziario Istituto Archeologico Valtellinese

M.Gimbutas, Il linguaggio della Dea


Mandala da colorare: rosone

pubblicato 6 mar 2018, 05:25 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 6 mar 2018, 05:26 ]

Il mandala da colorare di questo mese di marzo e’ stato creato da Mara Minchio. A
rtista che lavora nel settore della grafica e maestra di yoga, Mara da anni segue i laboratori di mandalaweb e fa parte del gruppo bolognese che ha iniziato un percorso di approfondimento e conoscenza del mandala.

Con enorme piacere e gratitudine  il suo mandala ispirato ai rosoni delle chiese medievali viene offerto su mandalaweb per essere scaricato gratuitamente e colorato.


Di seguito un commento della stessa Mara che ci ha gentilmente concesso il mandala da colorare e per approfondire i contenuti sul rosone cliccare qui.


"Pur sapendo che la costruzione e’ in muratura - quindi pesante - ho disegnato e pensato questo rosone con la leggerezza nel cuore di chi guarda fuori dalla finestra e vede una bella giornata luminosa; qualcuno che guarda fuori e al futuro con il sorriso sulle labbra e la felicità nel cuore per la luce che riceve".

Mara Minchio


Labirinto e Mandala

pubblicato 9 feb 2018, 01:57 da Annalisa Ippolito

"Da un lato esso simboleggiava l’aldilà:

chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava effettivamente un descensus ad inferos ovvero una morte seguita da resurrezione;

ma rappresentava anche una difesa sia spirituale ( contro i demoni o gli spiriti maligni..) che materiale (contro i nemici o gli invasori)".

Mircea Eliade


Il labirinto e il mandala sono due metafore del viaggio, della meditazione su se stessi del lavoro sulla propria interiorità.

Noto fin dall'antichità' per essere un simbolo di viaggio, il labirinto condivide questo aspetto con il mandala.

In entrambe le immagini il percorso verso il centro, le prove che si susseguono sono un percorso di morte e rinascita. C’e’ di piu’, nell'antichità il labirinto e’ assimilato al ventre materno, dunque il labirinto diventa un percorso iniziatico, di vita e morte, di ritorno al e dal grembo della Dea Madre, la caverna al centro. Un’eco di queste credenze ha raggiunto tempi piu’ recenti; tra le popolazioni dei nativi americani durante il parto fino alla metà del XX secolo e’ uso mettere una immagine di labirinto davanti alla puerpera per favorire la nascita e indicare la strada al nascituro.


Il labirinto diventa luogo speciale dove il misticismo raggiunge la sua espressione massima di unione e di difesa della sacralità, pur rimanendo un luogo oscuro, incomprensibile se non si conoscono i suoi codici e difficile da affrontare. Dunque il labirinto come il mandala tradizionale hanno un valore difensivo, destinati a quelle persone che sanno leggerli, applicando pazienza e dedizione, sono un luogo sicuro per pochi inaccessibile per molti. Entrambi rappresentano il percorso che conduce al cuore e al centro del mondo spirituale ultraterreno, per questo motivo e’ necessaria una certa preparazione per entrarci e tutto il coraggio di un eroe per uscirne. Il labirinto come il mandala ci attirano in un percorso verso l’infinito, l’universo che rappresentano, l’incognito e lo sconosciuto ultraterreno. Con il simbolo del viaggio che non solo e’ sinonimo di elevazione o di riflessione su se stessi, ma pure ricerca delle verità ultime.

I primi cristiani si riunivano nelle catacombe, un luogo oscuro, fatto di corridoi e cunicoli dove ripararsi  poter celebrare il loro culto e le radici di queste abitudini risiedono nella storia delle origini quando caverne e cunicoli non erano solo luoghi di sepoltura ma pure di culto. Certo un culto destinato solo agli iniziati, o gli eletti, o i convertiti coloro cui può essere rivelata la verità ma per questo ancora più rappresentativi della ricerca spirituale di ogni essere umano.


Come Teseo nel labirinto incontra il Minotauro così' ciascun essere umano nel percorso di crescita e conoscenza di se' incontra se stesso. Il Minotauro, non e' solo l'allegoria delle nostre bassezze, degli istinti animaleschi o delle nostre paure e' l'allegoria della discesa agli inferi che solo una volta affrontata permette di risalire, di riemergere e risorgere in qualche modo alla vita.

Entrare nel labirinto e’ come guardare gli abissi della nostra anima e allo stesso tempo scorgere in essi l'opposto, quel meglio di noi che non lasciamo emergere, quelle potenzialità' che ci spaventano, che non siamo abituati a vivere.

Non a caso, nel Medio Evo il labirinto era  paragonato al pellegrinaggio in Terra Santa. I pellegrini, come un piu' moderno eroe erano i temerari che affrontavano lunghi percorsi, non sempre facili o privi di rischi, per arrivare al Centro della cristianità, Gerusalemme. Come il centro del labirinto rappresenta la Città Celeste, così il centro del Mandala rappresenta il Palazzo celeste dove "abita" la divinità; in entrambi i casi raggiungere il centro, rappresenta la possibilità di salvarsi. Arrivare al centro significa accettare la sfida del viaggio una metafora della propria crescita personale, oppure la possibilità di trasformare in positivo la propria vita.  Per farlo e’ necessario affrontare il viaggio, mettersi alla prova, uscire dalla propria "zona di comfort” e a volte accettare l’aiuto come Teseo fa con Arianna e il suo filo. Ciascuno di noi può contare su dei “doni” preziosi portati dalla vita, la presenza affettuosa di qualcuno, l’amicizia vera, un aiuto professionale, le proprie capacità di relazione, di riflessione e soprattutto la voglia di vivere, di essere se stessi e perseguire proprio destino sono tutti “fili di Arianna” per realizzare l’uscita dal labirinto e la riuscita del mandala.


Carta Astrologica tibetana

pubblicato 1 gen 2018, 15:41 da Annalisa Ippolito

Con l'inizio del nuovo anno ci si scambiano gli auguri e ogni volta si sentono frasi come “buon anno, auguri per un anno ricco di soddisfazioni, salute, amore, ricchezza e fortuna” succede in tutte le lingue e in ogni cultura; ambiamo tutti al benessere, piscofisico e materiale.

Per realizzare i nostri desideri e superare le angosce del futuro, ci lasciamo guidare da un istinto primordiale ci rivolgiamo ai nostri primordiali punti di riferimento, gli astri, per comprendere che cosa ci porteranno i giorni e i mesi a venire. Ispirandoci a riti antichi e credenze lontane leggiamo e ascoltiamo gli oroscopi, ci rivolgiamo alle stelle, alla loro combinazione nel cielo, nel terzo millennio come nell'epoca primitiva, per sapere come comportarci e che cosa ci riserva il nostro domani. 

La cultura tibetana ha una lunga tradizione di lettura degli astri e il mandala che è la rappresentazione dell'Universo e delle sue forze primigenie non sfugge a questa regola. 

L'immagine pubblicata a sinistra e conservata al Rubin Museum di New York rappresenta una Carta astrologica tibetana, risalente al XIX secolo.
Oltre ad essere un talismano, e' considerata una guida perché si crede porti fortuna a tutti quelli che la guardano, la visualizzano o la possiedono. E' una immagine scolpita su amuleti che le persone postano addosso o spesso si trova rappresentata sui muri delle case tibetane.

La figura principale della composizione, posta in basso, è una tartaruga, uno degli animali sacri che rappresenta la metafora della creazione. 

La pancia dell'animale contiene alcuni simboli e riferimenti numerici, gli animali dello zodiaco, gli elementi della creazione, gli otto trigrammi dell'I'ching e la combinazione di tutti questi dati forma il ciclo sessantennale del calendario tibetano.
Sulle fasce esterne ci sono una serie di simboli, i sigilli, che rappresentano gli spiriti negativi i quali  sono diffidati e bloccati dal disturbare la visualizzazione da un accordo di forze e simboli.
La parte superiore è composta da divinità planetarie indiane che proteggono da malattie, anche gravi. 
La ricchezza di immagini e dettagli, la presenza di mantra e riferimenti a culture vicine come quella indiana e quella cinese offrono una serie di spunti per riflettere sulle contaminazioni culturali. Pur rispondendo a canoni diversi lo studio degli astri e le loro influenze sulla vita degli essere umani diventano oggetto di studio e veicolo di conoscenza. 

Calendario Mandalaweb 2018

pubblicato 10 dic 2017, 09:11 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 10 dic 2017, 09:21 ]

Il Calendario Mandala quest'anno compie 10 anni.

Iniziato come un regalo nel 2008, è diventata una tradizione che ho il piacere di condividere con tutte le persone che in questi anni hanno seguito i miei laboratori, gli eventi che ho realizzato e le pubblicazioni sul sito www.mandalaweb.info

In questi dieci anni il calendario Mandala mi ha dato la possibilità di restituire ogni volta un po' della generosità, della meraviglia e dei doni che ho ricevuto dal Mandala. 

Il tema di quest'anno è l'arcobaleno. Un simbolo antico che ricorda l'alleanza tra Dio e l'uomo citato nella Bibbia; in molte culture è un ponte tra il cielo e la terra che protegge gli uomini portando gioia e pace. Insieme di colori che danzano creando luce e gioia, l'arcobaleno ispira speranza e indica una via per la ricerca spirituale.

È un'allegoria dell'Universo poiché ciascuno dei suoi colori manifesta una forza della natura proprio come il Mandala.

Nella tradizione tibetana i suoi colori sono sei e sono i colori delle bandiere sulle quali sono scritte le preghiere che sventolano portando i loro benefici di pace, saggezza e forza in ogni angolo del mondo.

Come ogni anno questo Calendario è uno strumento su cui meditare per recuperare energia e pensieri positivi; basta osservare il Mandala per pochi minuti al giorno rilassandosi e riflettendo su quanto amore e quanta bellezza attaversa nella nostra vita.

Grazie a tutti e a ciascuno per questi 10 anni insieme.

Buon Anno 
Annalisa

Mandala Yamantaka di Tenzin Rigdol: la morte del distruttore nell’arte contemporanea

pubblicato 3 dic 2017, 08:26 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 3 dic 2017, 08:27 ]

L’arte contemporanea buddista partendo dalle proprie radici rivisita la sua storia per proporre delle opere interessanti che catturano l’attenzione. 

Tenzin Rigdol l’autore di “Updating Yamantaka” in questo acquerello stratificato in una sorta di collage con inserti incrociati di immagini tradizionali, pezzi di testi sacri, strisce di design tessile tradizionale ci mostra una moderna rielaborazione del Signore della Morte (Yamantaka).

Come nella tradizione il personaggio principale Yamantaka è raffigurato al centro della scena, accompagnato da una figura femminile la compagna Vatali o sua sorella Yami, a cavallo del Bufalo. 
Il bufalo simboleggia la morte, quindi è l’emblema della stessa divinità, ma nello stesso tempo indica ciò che muore e si dissolve sintetizzando in una sola forma l’identità del distrutto e del distruttore
La struttura dell’opera è ispirata alla più antica tradizione eccettuato per l’anonimo essere umano schiacciato dal Bufalo in cui si riconosce il personaggio di Osama Bin Laden uno degli uomini più ricercati della terra nel periodo di realizzazione di questo acquerello.

Con quest'opera l’artista Tenizn Rigdol intende sottolineare il potere della morte e della distruzione su tutte le forme di vita e inserendo il riferimento al terrorismo globale applica il millenario concetto di Yamantaka al mondo moderno.

L'opera è stata esposta in occasione di una mostra collettiva nel 2010 al Rubin Museum di New York. 

Mandala e simboli: il Corvo

pubblicato 31 ott 2017, 14:21 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 31 ott 2017, 14:33 ]

“Non può piovere per sempre…”
B. Lee, “Il corvo”


« Huginn e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. 
Io ho timore per Huginn che non ritorni; 
ma ho ancora più timore per Muninn.» 
Grímnismál, poema eddico, XX canto


Il corvo è un simbolo controverso e particolare. Nella mitologia norrena però è il compagno di Odino, che anzi ne ha due (Hugin e Munin) e sono positivi perché gli portano ogni giorno le informazioni e sono uno Pensiero e l'altro Memoria; tra i Celti è il simbolo di Morrigan la dea della guerra e dei morti in battaglia; tra i Greci era un guardiano-spia di Apollo che vistosi tradito trasforma le sue piume da bianche in nere; tra i Nativi Americani è il messaggero che viene dal grande vuoto dietro lo spazio e il tempo dove tutto è originato e dove tutto ritorna; nella Bibbia e nel Corano indica a Caino come seppellire Abele confermando ancora una volta il suo simbolismo negativo. Nel Buddismo tibetano il corvo è associato a  Mahakala (il Grande Nero) protettore del Buddismo, mentre per gli Indù, Shani (equiparato al pianeta Saturno) siede su un corvo e protegge contro i furti.
Andando ancora più indietro i corvi, sono simboli collegati alla Grande Dea dispensatrice di vita e di morte, diverse statuette sono state rinvenute con la Dea accompagnata dai pennuti quando non indossa essa stessa le ali, anche Lilith è accompagnata da uccelli e non a caso nel periodo medievale i corvi diventano, insieme al gatto nero, compagni delle streghe confermando così il loro carico negativo.

Il colore nero delle sue piume certo non aiuta il corvo che con la cornacchia e altri uccelli viene percepito nella tradizione popolare come foriero di sventura e cattive notizie, contrapposto alla colomba bianca portatrice di pace e del rametto di ulivo a Noè, che invece dal corvo era stato abbandonato.

Il corvo, come tutti gli uccelli, è un antico simbolo dell'anima e dell'elemento aria ed è l'immagine dello spirito opposto alla materia, inoltre per C. G. Jung ogni uccello nel mandala rappresenta lo spirito e l'intervento del sovrannaturale, partecipa del processo di trasformazione. Quale messaggero alato dello spirito porta l'anima a guardare oltre il mondo tangibile della materia. Il corvo dunque sa guardare oltre, nel mondo cosiddetto “altro”, e porta visioni della conoscenza suprema. Il detto irlandese “possedere la conoscenza del corvo” si riferisce proprio alla capacità di sapere che va oltre la divinazione e ha le sue basi nella consapevolezza spirituale e inconscia. 

Nel mandala che ho postato e creato,
 (scaricabile gratuitamente, può essere colorato seguendo la propria ispirazione) alcune forme e simboli creano un centro per il corvo. L'abilità di questo uccello nel guardare nel futuro, nel divinare si trasforma in chi colora il mandala nella capacità di fronteggiare le proprie emozioni negative, i propri demoni e simboleggia il passaggio e la nostra trasformazione
Ovviamente non basta colorare un mandala per aver compiuto un intero percorso ma costituisce un buon inizio e ogni passo verso la consapevolezza del nostro essere è un passo verso il nostro benessere. E poiché siamo a cavallo delle feste di Halloween e di Tutti i Santi e dei Morti perché non onorare anche le nostre personali paure, le angosce, le angustie del quotidiano ad un uccello capace di trasformare e collegare i mondi? Affidiamoci a questo animale che come tanti nel mandala ha il potere di esprimere stati d'animo, virtù e amore verso noi stessi.
Come dice Brandon Lee nel film "il Corvo": Non può piovere per sempre...

Un approfondimento sugli Animali nel mandala già pubblicato si trova cliccando sul titolo o qui


Fonti:
S. Fincher, Mandala
C. Morel, Dizionario dei simboli
Heike Owusu, Symbols of Native America 
S. Heinz, I simboli dei Celti

Il rosone mandala dell'occidente

pubblicato 3 ott 2017, 03:55 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 3 ott 2017, 03:55 ]

Il rosone, la finestra istoriata, colorata e soprattutto circolare che nel Medioevo diventa l'emblema dell'architettura sacra nelle cattedrali gotiche, viene associata per diversi motivi al mandala.

Come il mandala e' un mezzo sacro per entrare in contatto con il divino, un ponte, o meglio una finestra, che permette all'anima del pellegrino, del credente o dell'iniziato, di trascendere il mondo immanente ed entrare nel Cosmo trascendente. Di passare dal micro al macrocosmo sentendosi parte di un Creato che non spaventa, piuttosto si apre come un fiore.

E' una struttura circolare e come tale la forma geometrica della ciclicità infinita. Ogni cerchio, non ha un inizio e non ha una fine, nel cristianesimo rimanda all'infinitezza di Dio, all'aureola, alle sfere celesti e alla Creazione.

Il cerchio e' assimilato alla ruota e questa rimanda a quella del Dharma buddista. 
Il Dharma sono gli insegnamenti e' sempre in movimento intorno a un perno fisso, idealmente il Monte Meru.

Dal centro i raggi si dipartono e come nel rosone cosi' nel mandala c'e' una stretta relazione tra l'esterno e l'interno. 

Il rosone inoltre e' definito cosi' perché ricorda un fiore, la rosa, simbolo mistico della divinità femminile, che di solito siede nel centro. Il suo omologo nel mandala e' il loto, un fiore sacro al centro del quale siede la manifestazione della virtù impersonata dalla divinità.

Talvolta nei mandala individuali compaiono rose, rosoni e ruote, secondo C. G. Jung questo accade quando si e' sulla via della guarigione e della rigenerazione. 

I mandala~rosone sono una bella esperienza di colore e di ricerca di armonia; sono espressione di una geometria sacra archetipica che comprende forme e linee capaci di intersecarsi dando vita a nuovi e interessanti risultati che agiscono come benefico supporto nella ricerca del proprio centro. 

Attraverso le vetrate colorate sulle quali erano raffigurati emblemi, segni zodiacali, le arti e i mestieri, le stagioni, gli angeli e i santi il rosone diventa la strada, il percorso per attualizzare la conoscenza di Dio, incontrandolo in un mondo pieno di immagini archetipiche e simboliche per questo fidate e non spaventose. Il fedele può allora avanzare fino al centro del transetto della chiesa dove all'orario stabilito, nel giorno prefissato potrà godere dell'effetto eccezionale di luci brillanti che illuminano l'anima e favoriscono il contatto con la propria interiorità spirituale. 

Mandala, arte e terapia

pubblicato 2 set 2017, 04:50 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 19 set 2017, 01:27 ]

Il mandala
nasce come strumento di meditazione e le sue radici si perdono nella storia del subcontinente indiano. Nel mondo occidentale abbiamo molte forme mandaliche che oggi comunemente chiamiamo mandala perché condividono il suo stesso obiettivo, mettere l'anima del pensatore, del pellegrino, del fedele, dell'essere umano in contatto con il divino. Un divino che è tanto dentro quanto fuori da se stesso. Per questo motivo il mandala ha richiamato l'attenzione dello psichiatra svizzero C.G. Jung il quale all'inizio della sua scoperta non sapendo cosa fossero e quali potenzialità avessero quei disegni scaturiti dalla sua interiorità rimase sorpreso e molto incuriosito fino a quando non entrò in contatto con la cultura orientale. E iniziò un percorso di teoria e pratica che lo portò a disegnare lui stesso dei mandala tra il 1916 e il 1920 che trovarono una prima collocazione nei cosiddetti libri neri, i suoi taccuini, poi una ricostruzione coerente e codificata nel Libro Rosso, da pochi anni pubblicato ad uso del pubblico e non solo degli esperti.

Il mandala è un'esperienza che ciascuno può fare della propria realtà psichica e della propria spiritualità.  È un viaggio interiore che ci mette in comunicazione con il cosmo, la natura di ogni elemento e ogni nostro legame con la realtà e la spiritualità. 
Il percorso che si inizia quando ci accingiamo a colorare un mandala mette in comunicazione il nostro quotidiano con le nostre paure, le ansie, i conflitti irrisolti e in qualche modo li riordina.
Non a caso, una delle più interessanti definizioni di mandala è proprio data da C. G. Jung “...L'archetipo che ne è costellato rappresenta uno stato ordinatore che si sovrappone in qual modo al caos psichico come una trama psicologica, rispettivamente un cerchio suddiviso in quattro, grazie al quale ogni contenuto riceve il proprio posto e il tutto che tende a dissolversi nell'indefinito mantiene la sua coesione grazie al cerchio”.

Il cerchio è una delle forme geometriche più diffuse nel mondo, una delle traduzioni della parola sanscrita mandala è “cerchio sacro”. Gli esseri umani fin dai tempi arcaici ne sono affascinati; la ruota è la più rivoluzionaria invenzione tecnologica dell'umanità, come lo studio degli astri lo è per quella spirituale; per migliaia di anni le forme circolari sono state la base di ogni forma sacra e i perfino i bambini nei loro primi disegni tendono a creare forme circolari. Esprimendo in modo diretto e senza filtri che questa forma sia la prima testimonianza dell'espressione del Sé.

Anche la letteratura e la mitologia sono piene di esempi, Re Artù scelse per rappresentare il suo concetto di potere la Tavola Rotonda perché partecipa della totalità, dell'unità, dell'insieme e pur tuttavia non annulla l'individuo. Così nel mandala l'Uno si ritrova costituito dai Molti, e i Molti sono una parte dell'Uno. Mandandoci un messaggio di unificazione.

Il labirinto e il rosone delle chiese gotiche sono una espressione dell'arte e della spiritualità occidentale che nel cerchio si rigenera e si mette in contatto con il mondo trascendente.  Sono simboli importanti dell'armonia e della costruzione del Creato. 

Una seconda traduzione per la parola mandala è “contenitore di simboli”, sempre secondo la visione junghiana del mandala il cerchio permette all'inconscio di manifestarsi attraverso il simbolo che è il suo linguaggio preferito e il processo di individuazione comprende il simbolo e i suoi significati nel percorso di consapevolezza del sé. 

Nel mandala tradizionale il simbolo ha una valenza fortissima, il mandala tibetano segue regole antiche e rigide nella sua costruzione e al suo interno gli emblemi hanno una precisa collocazione e un significato altrettanto importante e codificato. Il mandala parla della manifestazione spirituale del Buddha e delle sue “virtù”, invocate per sostenere il praticante nel quotidiano, della relazione tra l'essere umano e l'universo spirituale, è una cosmologia ed è un grandissimo strumento di meditazione. La sua creazione richiede pazienza, concentrazione, conoscenza e umiltà tutte caratteristiche che trasferite nel quotidiano consentono di superare ansie, ridimensionare paure riportando “armonia” e benessere, in altre parole portano sulla strada dell'Illuminazione, lo stato di perfetta pienezza e consapevolezza. 

Parallelamente quando si colora un mandala individuale si entra spontaneamente in una sorta di “meditazione” che rilassa, genera armonia e benessere.  Anche se ad oggi i progetti scientifici e di studio sul mandala e la terapia sono ancora pochi e lasciati molto all'iniziativa personale di medici illuminati e psicoterapeuti interessati è universalmente riconosciuto il potere di questo “psicocosmogramma” (si veda G. Tucci) va oltre la ricerca del simbolo e oltre ogni tentativo di creare un codice di codificazione uguale per tutti nonostante le sperimentazioni e i metodi di Joan Kellogg negli anni '70, Stanislaw Groff e Rudiger Dahlke negli anni '80 e Susanne Fincher negli anni '90. 

Tutti questi percorsi e strumenti molto interessanti ma il mandala ha una sua natura particolare che oscilla tra il mondo della psiche e quello dell'arte, include una filosofia e una pratica di vita dalla quale non può prescindere. È espressione di arte spirituale in cui sono previsti i singoli e minimi dettagli e per questo motivo diventa una struttura filosofica ed espressione di un modus vivendi, è un oggetto sacro e venerato come in Occidente le reliquie dei santi, gli si attribuiscono capacità taumaturgiche e il solo fatto di poterli osservare genera un effetto benefico e rilassante. Questo perché i colori, le linee, le forme e le energie di cui è depositario contribuiscono alla sua forza evocativa e universale e ne fanno un valido aiuto nell'esperienza che riflette l'essenza di chi noi siamo proprio “qui e ora”. 

Mandala Architetture in Cina

pubblicato 1 ago 2017, 03:40 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 1 ago 2017, 04:20 ]

Zhuge Bagua Village
(Villaggio della famiglia Zhuge o degli otto diagrammi) è un villaggio cinese situato nella Provincia Orientale di Zhejiang che ha una caratteristica particolare, come dice il suo nome ha la forma di un Bagua. 

Il Bagua è probabilmente uno dei diagrammi piu conosciuti della cultura cinese grazie alla diffusione dell' I'Ching, o Libro dei Mutamenti, la sua forma è costituita da un insieme di otto trigrammi e così il villaggio. 
 
Oggi abitato dai discendenti del fondatore Zhuge Liang, un importante militare, stratega e uomo di stato che visse nel III secolo d. C., che pare si sia ispirato per la costruzione alla teoria degli otto diagrammi, il villaggio ha una forma radiale. 

Al centro si trova lo Zhong Chi  un laghetto a forma di Tao, diviso tra yin e yang dove lo ying è pieno di acqua e lo yang è terra, da qui partono otto strade principali che seguono la tradizionale interpretazione del Tao e simboleggiano gli otto sentieri o gli otto criteri fondamentali dell'I'Ching (il cielo, il lago, il fuoco, il tuono, il vento, l'acqua, la montagna e la terra) danno vita ad altrettanti quartieri costruiti secondo l'intricato motivo dei diagrammi quindi con strade spezzate e svolte cieche che risulta praticamente impenetrabile per uno straniero o un nemico. 
Il villaggio, con mura di cinta alte per meglio difendersi dagli attacchi esterni, è circondato da otto colline simboleggiati un Bagua esterno

Il villaggio oggi costituisce un patrimonio architettonico per la Cina e per il mondo intero, preservato dai vandalismi e dalla contaminazione urbanistica grazie alla sua forma labirintica è un vero gioiello della cultura tradizionale e militare cinese e costituisce un esempio raro di “urbanistica mandalica”.
La ricerca di armonia, di equilibrio e l'attenzione dedicata alla costruzione di un ambiente con un centro che ancora oggi è il fulcro della vita sociale, la difficoltà del districarsi nelle strade senza una guida ne fanno un mandala architettonico tridimensionale sperimentato quotidianamente dai suoi abitanti e dai fortunati visitatori. 

Per approfondire:
Zhang Hong."Zhuge Bagua Village, Living Monument to an Ancient Sage and Master Strategist" 
https://ecommons.cornell.edu sul testo sulla strategia militare cinese Bagua
maryinzambia.wordpress.com 
photos of http://jinhua-homestay.com

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