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Mandala News: articoli, notizie e curiosita'

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Il mandala trova nell’urbanistica moderna una nuova forma espressiva (14 marzo 2009)

Mandala e arte rupestre (12 Marzo 2009)
 






Mandala Vajrâmrita

pubblicato 4 lug 2018, 10:35 da Annalisa Ippolito

Il mandala Vajrâmrita presente in questa immagine  ha una funzione didattica, come la maggior parte dei mandala dipinti su tavola, tela o seta. Dedicato al dio Vajrâmrita (Ambrosia adamantina) una divinità tutelare molto onorata tra il XIV e il XV secolo, il mandala riproduce la forma tradizionale del mandala con le quattro porte.

Vajrâmrita dalle sei braccia e dal corpo verde, siede al centro del mandala  ed è rappresentato nell’abbraccio sacro con la dea Svâbhaprajnâ. Nello spazio subito esterno, negli otto petali del loto che circondano il centro, sono sedute otto dee; sulle porte due guardiani e due guardiane proteggono lo spazio sacro, mentre tutte le divinità sono rappresentate con tre teste e sei braccia. 

All’esterno del mandala, nei quattro angoli, una composizione di venti medaglioni contenenti feroci divinità a tre teste e una serie di personaggi religiosi, che secondo gli studiosi, potrebbero appartenere alla setta Sa-skya-pa, una filiazione spirituale dell’antico monastero Sa-skya (Sakya) fondato a Nord del monte Everest nel 1073.

Quest’opera è una espressione dello stile “nepalese”, detto Newa al suo apogeo in Tibet nel XV secolo, di cui si riscontrano i temi dominanti del rosso e del blu, gli sfondi floreali, gli archi trilobati, i pilastri vegetali e fiamme frastagliate, le figure slanciate dai visi paffuti tutto reso con una attenzione particolare al dettaglio che rivela un insieme prezioso e sofisticato.

Museo Guimet Parigi

Mandala di Purificazione da colorare

pubblicato 8 giu 2018, 08:31 da Annalisa Ippolito

Il mandala qui presentato e' stato creato da Mara Minchio seguendo l'ispirazione dettata dalla sequenza di mantra che si trovano nel libro di G. Cella "Il grande libro dello yoga".

E' un mandala che abbiamo ricevuto in occasione di un incontro con il gruppo storico bolognese e, con il permesso di Mara Minchio, ho il piacere di condividerlo su mandalaweb.info per augurare a tutte e tutti una buona estate.

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Questo mandala segue un percorso di apertura e purificazione, per prepararsi alla stagione nuova, la Primavera, ma si puo' colorare e meditare anche quando si vuole affrontare un cambaimento, quando si sente la necessita' di mettere ordine nel caos del nostro quotidiano e per rilassarsi in vista di una decisione da prendere.

Il mandala con le quattro porte e' la base del mandala tradiizionale tibetano e i simboli inseriti negli spazi sacri sono allegorie del percorso che segue il mantra; un percorso iniziatico, educativo nei confronti di noi stessi prima di tutto. 

La sequenza e' importante per rispettare le intenzioni di chi l'ha creato e del mantra  che ne e' l'ispirazione.

Il rinnovamento e' spesso il frutto di un percorso di vita interiore, a volte regolato da una serie di eventi della realta' in cui siamo immersi, tale per cui non sempre dipende dalla nostra volonta', ma quello che possiamo fare noi e' di accettare queste prove, queste provocazioni che la vita ci offre e trovare un nuovo equilibrio e una stabilita'... 

Un mandala interessante e ricco di spunti... auguro a ciascuno  di trovare la sua risposta, la sua strada e la sua intenzione.

Io ringrazio dal profondo per questo dono ricevuto e per la generosita' di Mara che ha voluto condividerlo con tutti noi. 

Per trovare altri mandala da colorare durante l'estate cliccate sulla pagina mandala da colorare, ci sono anche dei suggerimenti su come utilizzare il mandala a casa da soli.... 

 



Il mandala, le emozioni e la ruota di Robert Plutchik

pubblicato 2 giu 2018, 09:19 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 2 giu 2018, 09:52 ]

Il mandala è un mezzo attraverso cui esprimiamo noi stessi, il nostro legame con la natura, l’universo, le esperienze quotidiane e la nostra spiritualità. Tutto questo ha a che fare con le emozioni.

Le emozioni sono l’espressione di ragione e sentimento, sono reazioni psicologiche e fisiologiche che proviamo rispetto alle situazioni che ci coinvolgono. E sono molto importanti.

Le emozioni ci aiutano a comunicare, basti pensare al nostro viso o alle espressioni che costellano la nostra comunicazione: quando siamo allegri e felici spesso sorridiamo, quando siamo tristi o preoccupato il viso appare tirato, lacrimiamo.


Già gli Egizi e dai Cinesi millenni prima di Cristo studiarono le emozioni credendo che risiedessero nel cuore, fino a quando Ippocrate nel IV secolo a.C. scrisse che invece le emozioni dimorano nel cervello. Tuttavia nel linguaggio comune le emozioni risiedono ancora nel cuore, basti pensare alle frasi  “avere a cuore una situazione, avere un cuore tenero, avere un cuore di pietra, il cuore pesante o gonfio di gioia”, o basti pensare alle poesie, alla letteratura, o alla musica dove molte canzoni sono dedicate al cuore e ai sentimenti che contiene.


Nell’epoca moderna è stata data una concezione più scientifica sulla sede delle emozioni che sono alloggiate nel cervello, nel XX secolo arrivano le definizioni più sofisticate, secondo cui il cervello o meglio il cosiddetto sistema limbico è alla base della percezione delle emozioni. Ne parlano sia Daniel Goleman sia Robert Plutchik. E quest’ultimo è l’autore di un interessante schema di emozioni che poi ha rappresentato in un fiore a stella che richiama un fiore mandalico.

L’aspetto interessante della ruota o fiore di Plutchik che vede nel centro le emozioni più forti e nella periferia quelle più stemperate, fino a creare un mélange nella parte più esterna, è la similitudine con il mandala tradizionale tibetano.


Nella cosiddetta “ruota della vita”, non propriamente un mandala quanto piuttosto il primo esempio didattico fornito dal buddismo per comprendere il ciclo di vita, morte e rinascita chiamato Samsara, le emozioni risiedono al centro, nel mozzo, e sono raffigurate mediante l’allegoria di tre animali il serpente (la rabbia), il maiale (l’ignoranza) e il gallo (l’attaccamento).  Queste tre emozioni negative, chiamate anche “veleni” inquinano la nostra anima, il nostro mondo interiore e non ci permettono di arrivare alla piena realizzazione di noi, all’illuminazione e quindi alla consapevolezza.

Anche nel mandala dei Cinque Buddha (Dhyani-Buddha), una grande parte hanno le emozioni, infatti ogni Buddha corrisponde ad una emozione e al suo potere trasformativo, ci sono poi mandala di divinità irate, mandala di divinità protettrici, questo ci fa riflettere sull’importanza che nel mandala occupano le emozioni.


Nel percorso di conoscenza di noi stessi, in qualunque direzione andiamo, scopriamo che le emozioni, dominano la nostra vita, esattamente come la ragione. Quando l’uno vuol prevalere sull’altro o quando l’emozione ci guiderebbe da una parte e la razionalità dall’altra allora si verificano i momenti di crisi. Si rimane paralizzati in una incertezza o inettitudine o ancora totale disorientamento. Scoppiano le ansie e perdiamo gli equilibri, spesso fino ad ammalarci. A questo proposito, un grande esempio ci viene offerto dal celeberrimo romanzo di Jane Austen “Ragione e Sentimento” pubblicato nel 1811, dedicato proprio alla differenza dei caratteri delle due sorelle Elinor e Marianne Dashwood una espressione della ragione,  rispettosa delle convenzioni, razionale fino all’estremo sacrificio del suo amore e l’altra per contro preda dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, sventata e irriverente, dovranno entrambe attraversare molte crisi e molte peripezie per arrivare a vivere un sano equilibrio e ad un lieto fine.


Rispettare i nostri bisogni, trovare il modo di esprimere noi stessi, vivere secondo le nostre inclinazioni tutto questo ci apre la strada ad un benessere interiore che si riflettere innegabilmente nel quotidiano.

Nel fiore di Plutchik le emozioni hanno una loro precisa collocazione, l’immagine viene riprodotta come un fiore con dei petali attraversati da cerchi concentrici che delimitano una serie di livelli al centro si trovano le manifestazioni più intense che derivano dalle emozioni primarie (collocate nel livello mediano) che sono: gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia, aspettativa. Verso l’esterno invece abbiamo le manifestazioni di minore intensità e scopriamo che più andiamo verso l’esterno più le emozioni si combinano tra loro e in qualche modo diminuiscono d’intensità.

Le emozioni quindi sia quelle più intense che quelle meno intense corrispondono ad un linguaggio, non verbale e spontaneo, legato ad una serie di fattori esterni ed interni che lo scatenano.

Anche il mandala esprime emozioni e sensazioni legate al nostro vissuto; specie in quello individuale, quello cioè creato in maniera istintiva, qui le emozioni seguono un percorso autonomo e immediato e ci raccontano molto di noi.

La colorazione del mandala in questo senso ci aiuta da un lato a focalizzare le nostre emozioni e quindi a scoprire quali bisogni esprimono, dall’altro ci sostiene nel ricollocare i nostri bisogni nella posizione più consona per raggiungere un equilibrio sano e consapevole con cui vivere.  


Fonti:

Daniel Goleman, Intelligenza emotiva

Robert Plutchik, Psicologia e Biologia delle emozioni

Chogyam Trungpa, Orderly the Caos, The Mandala Principle

Martin Brauen, Mandala, il cerchio sacro del buddismo tibetano



Mandala e archeologia: la Stele di Caven

pubblicato 22 apr 2018, 04:46 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 22 apr 2018, 04:48 ]

La Stele di Caven deve il suo nome al luogo in cui fu ritrovata dell'archeologa dott.ssa Maria Reggiani Rajna nel febbraio del 1940, nei pressi di Teglio in Valtellina. E’ una pietra di ca 80 cm di altezza,databile al III millennio a.C., sulla quale si trovano diverse incisioni.


Sono proprio queste incisioni ad attrarre l’attenzione. Nella parte superiore  una serie di cerchi concentrici, con due cerchi ai lati ed delle protuberanze che farebbero pensare ad un figura antropomorfa interpretata come una divinità femminile, ai suoi piedi una serie di 11 linee che formano una “U” e in angolo due grosse doppie spirali. La stele si presenta come un interessante rompicapo.


A quasi ottant’anni dal suo ritrovamento le interpretazioni sono numerose ma nessuna può vantarsi di essere quella definitiva e certa. Numerosi studiosi di diverse discipline che si sono impegnati nella codificazione delle incisioni hanno potuto esprimersi e tentare una lettura a partire dalla Reggiani stessa che interpretava le sue linee e i suoi cerchi come raffigurazioni della Dea Madre delle origini, ad Adriano Gaspani, ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, che in anni piu’ recenti l’ha definita “teomorfo a dischi concentrici con tre appendici a forma di coda” riconoscendo in quelle incisioni la riproduzione sacra di una stella cometa, fino all’individuazione da parte della  Silvana Onetti che nella Stele di Caven riconoscerebbe il tentativo di riprodurre una mappa geografica della valle di Teglio e del fiume che lì’ scorre.



L’individuazione di questa serie di pietre incise, di cui la stele in questione e’ la n.3, il cui significato ha a che fare con l’aspetto spirituale e comunque sacro delle prime comunità della storia umana riporta l’attenzione sul potere del cerchio. Fin dalla preistoria, in un tempo in cui i poteri della natura erano riconosciuti come portatori di messaggi dell’universo e delle divinità il cerchio diventa il simbolo del sacro. Un significato che non e’ cambiato con il passare del tempo.


Il cerchio si dimostra espressione di una visione “circolare del mondo, della realtà e della vita”. Ed era un punto di riferimento, un simbolo sacro e l’espressione della spiritualità nelle culture primitive la cui eredità arriva fino a noi come archetipo. Radicato nella memoria della coscienza umana il cerchio diventa modello per esprimere un concetto di sacralità’ che non sfugge a livello emotivo e istintivo dopo tanti millenni al punto che pur avendo perduto la capacità’ di decodificare i simboli nel loro linguaggio originale tutti gli studiosi di tutte le aree intervenuti per interpretare il petroglifo hanno ritenuto comunque che si tratti di una stele sacra, un punto di riferimento per gli abitanti della Valle di ca 3000 anni fa.

In questo senso il potere del cerchio si trasforma in un cammino sacro come il mandala e si rivela allegoria e prezioso strumento per lo sviluppo della conoscenza di se’ e dei legami con il creato e le forze della natura.  


Fonti:

Notiaziario Istituto Archeologico Valtellinese

M.Gimbutas, Il linguaggio della Dea


Mandala da colorare: rosone

pubblicato 6 mar 2018, 05:25 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 6 mar 2018, 05:26 ]

Il mandala da colorare di questo mese di marzo e’ stato creato da Mara Minchio. A
rtista che lavora nel settore della grafica e maestra di yoga, Mara da anni segue i laboratori di mandalaweb e fa parte del gruppo bolognese che ha iniziato un percorso di approfondimento e conoscenza del mandala.

Con enorme piacere e gratitudine  il suo mandala ispirato ai rosoni delle chiese medievali viene offerto su mandalaweb per essere scaricato gratuitamente e colorato.


Di seguito un commento della stessa Mara che ci ha gentilmente concesso il mandala da colorare e per approfondire i contenuti sul rosone cliccare qui.


"Pur sapendo che la costruzione e’ in muratura - quindi pesante - ho disegnato e pensato questo rosone con la leggerezza nel cuore di chi guarda fuori dalla finestra e vede una bella giornata luminosa; qualcuno che guarda fuori e al futuro con il sorriso sulle labbra e la felicità nel cuore per la luce che riceve".

Mara Minchio


Labirinto e Mandala

pubblicato 9 feb 2018, 01:57 da Annalisa Ippolito

"Da un lato esso simboleggiava l’aldilà:

chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava effettivamente un descensus ad inferos ovvero una morte seguita da resurrezione;

ma rappresentava anche una difesa sia spirituale ( contro i demoni o gli spiriti maligni..) che materiale (contro i nemici o gli invasori)".

Mircea Eliade


Il labirinto e il mandala sono due metafore del viaggio, della meditazione su se stessi del lavoro sulla propria interiorità.

Noto fin dall'antichità' per essere un simbolo di viaggio, il labirinto condivide questo aspetto con il mandala.

In entrambe le immagini il percorso verso il centro, le prove che si susseguono sono un percorso di morte e rinascita. C’e’ di piu’, nell'antichità il labirinto e’ assimilato al ventre materno, dunque il labirinto diventa un percorso iniziatico, di vita e morte, di ritorno al e dal grembo della Dea Madre, la caverna al centro. Un’eco di queste credenze ha raggiunto tempi piu’ recenti; tra le popolazioni dei nativi americani durante il parto fino alla metà del XX secolo e’ uso mettere una immagine di labirinto davanti alla puerpera per favorire la nascita e indicare la strada al nascituro.


Il labirinto diventa luogo speciale dove il misticismo raggiunge la sua espressione massima di unione e di difesa della sacralità, pur rimanendo un luogo oscuro, incomprensibile se non si conoscono i suoi codici e difficile da affrontare. Dunque il labirinto come il mandala tradizionale hanno un valore difensivo, destinati a quelle persone che sanno leggerli, applicando pazienza e dedizione, sono un luogo sicuro per pochi inaccessibile per molti. Entrambi rappresentano il percorso che conduce al cuore e al centro del mondo spirituale ultraterreno, per questo motivo e’ necessaria una certa preparazione per entrarci e tutto il coraggio di un eroe per uscirne. Il labirinto come il mandala ci attirano in un percorso verso l’infinito, l’universo che rappresentano, l’incognito e lo sconosciuto ultraterreno. Con il simbolo del viaggio che non solo e’ sinonimo di elevazione o di riflessione su se stessi, ma pure ricerca delle verità ultime.

I primi cristiani si riunivano nelle catacombe, un luogo oscuro, fatto di corridoi e cunicoli dove ripararsi  poter celebrare il loro culto e le radici di queste abitudini risiedono nella storia delle origini quando caverne e cunicoli non erano solo luoghi di sepoltura ma pure di culto. Certo un culto destinato solo agli iniziati, o gli eletti, o i convertiti coloro cui può essere rivelata la verità ma per questo ancora più rappresentativi della ricerca spirituale di ogni essere umano.


Come Teseo nel labirinto incontra il Minotauro così' ciascun essere umano nel percorso di crescita e conoscenza di se' incontra se stesso. Il Minotauro, non e' solo l'allegoria delle nostre bassezze, degli istinti animaleschi o delle nostre paure e' l'allegoria della discesa agli inferi che solo una volta affrontata permette di risalire, di riemergere e risorgere in qualche modo alla vita.

Entrare nel labirinto e’ come guardare gli abissi della nostra anima e allo stesso tempo scorgere in essi l'opposto, quel meglio di noi che non lasciamo emergere, quelle potenzialità' che ci spaventano, che non siamo abituati a vivere.

Non a caso, nel Medio Evo il labirinto era  paragonato al pellegrinaggio in Terra Santa. I pellegrini, come un piu' moderno eroe erano i temerari che affrontavano lunghi percorsi, non sempre facili o privi di rischi, per arrivare al Centro della cristianità, Gerusalemme. Come il centro del labirinto rappresenta la Città Celeste, così il centro del Mandala rappresenta il Palazzo celeste dove "abita" la divinità; in entrambi i casi raggiungere il centro, rappresenta la possibilità di salvarsi. Arrivare al centro significa accettare la sfida del viaggio una metafora della propria crescita personale, oppure la possibilità di trasformare in positivo la propria vita.  Per farlo e’ necessario affrontare il viaggio, mettersi alla prova, uscire dalla propria "zona di comfort” e a volte accettare l’aiuto come Teseo fa con Arianna e il suo filo. Ciascuno di noi può contare su dei “doni” preziosi portati dalla vita, la presenza affettuosa di qualcuno, l’amicizia vera, un aiuto professionale, le proprie capacità di relazione, di riflessione e soprattutto la voglia di vivere, di essere se stessi e perseguire proprio destino sono tutti “fili di Arianna” per realizzare l’uscita dal labirinto e la riuscita del mandala.


Carta Astrologica tibetana

pubblicato 1 gen 2018, 15:41 da Annalisa Ippolito

Con l'inizio del nuovo anno ci si scambiano gli auguri e ogni volta si sentono frasi come “buon anno, auguri per un anno ricco di soddisfazioni, salute, amore, ricchezza e fortuna” succede in tutte le lingue e in ogni cultura; ambiamo tutti al benessere, piscofisico e materiale.

Per realizzare i nostri desideri e superare le angosce del futuro, ci lasciamo guidare da un istinto primordiale ci rivolgiamo ai nostri primordiali punti di riferimento, gli astri, per comprendere che cosa ci porteranno i giorni e i mesi a venire. Ispirandoci a riti antichi e credenze lontane leggiamo e ascoltiamo gli oroscopi, ci rivolgiamo alle stelle, alla loro combinazione nel cielo, nel terzo millennio come nell'epoca primitiva, per sapere come comportarci e che cosa ci riserva il nostro domani. 

La cultura tibetana ha una lunga tradizione di lettura degli astri e il mandala che è la rappresentazione dell'Universo e delle sue forze primigenie non sfugge a questa regola. 

L'immagine pubblicata a sinistra e conservata al Rubin Museum di New York rappresenta una Carta astrologica tibetana, risalente al XIX secolo.
Oltre ad essere un talismano, e' considerata una guida perché si crede porti fortuna a tutti quelli che la guardano, la visualizzano o la possiedono. E' una immagine scolpita su amuleti che le persone postano addosso o spesso si trova rappresentata sui muri delle case tibetane.

La figura principale della composizione, posta in basso, è una tartaruga, uno degli animali sacri che rappresenta la metafora della creazione. 

La pancia dell'animale contiene alcuni simboli e riferimenti numerici, gli animali dello zodiaco, gli elementi della creazione, gli otto trigrammi dell'I'ching e la combinazione di tutti questi dati forma il ciclo sessantennale del calendario tibetano.
Sulle fasce esterne ci sono una serie di simboli, i sigilli, che rappresentano gli spiriti negativi i quali  sono diffidati e bloccati dal disturbare la visualizzazione da un accordo di forze e simboli.
La parte superiore è composta da divinità planetarie indiane che proteggono da malattie, anche gravi. 
La ricchezza di immagini e dettagli, la presenza di mantra e riferimenti a culture vicine come quella indiana e quella cinese offrono una serie di spunti per riflettere sulle contaminazioni culturali. Pur rispondendo a canoni diversi lo studio degli astri e le loro influenze sulla vita degli essere umani diventano oggetto di studio e veicolo di conoscenza. 

Calendario Mandalaweb 2018

pubblicato 10 dic 2017, 09:11 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 10 dic 2017, 09:21 ]

Il Calendario Mandala quest'anno compie 10 anni.

Iniziato come un regalo nel 2008, è diventata una tradizione che ho il piacere di condividere con tutte le persone che in questi anni hanno seguito i miei laboratori, gli eventi che ho realizzato e le pubblicazioni sul sito www.mandalaweb.info

In questi dieci anni il calendario Mandala mi ha dato la possibilità di restituire ogni volta un po' della generosità, della meraviglia e dei doni che ho ricevuto dal Mandala. 

Il tema di quest'anno è l'arcobaleno. Un simbolo antico che ricorda l'alleanza tra Dio e l'uomo citato nella Bibbia; in molte culture è un ponte tra il cielo e la terra che protegge gli uomini portando gioia e pace. Insieme di colori che danzano creando luce e gioia, l'arcobaleno ispira speranza e indica una via per la ricerca spirituale.

È un'allegoria dell'Universo poiché ciascuno dei suoi colori manifesta una forza della natura proprio come il Mandala.

Nella tradizione tibetana i suoi colori sono sei e sono i colori delle bandiere sulle quali sono scritte le preghiere che sventolano portando i loro benefici di pace, saggezza e forza in ogni angolo del mondo.

Come ogni anno questo Calendario è uno strumento su cui meditare per recuperare energia e pensieri positivi; basta osservare il Mandala per pochi minuti al giorno rilassandosi e riflettendo su quanto amore e quanta bellezza attaversa nella nostra vita.

Grazie a tutti e a ciascuno per questi 10 anni insieme.

Buon Anno 
Annalisa

Mandala Yamantaka di Tenzin Rigdol: la morte del distruttore nell’arte contemporanea

pubblicato 3 dic 2017, 08:26 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 3 dic 2017, 08:27 ]

L’arte contemporanea buddista partendo dalle proprie radici rivisita la sua storia per proporre delle opere interessanti che catturano l’attenzione. 

Tenzin Rigdol l’autore di “Updating Yamantaka” in questo acquerello stratificato in una sorta di collage con inserti incrociati di immagini tradizionali, pezzi di testi sacri, strisce di design tessile tradizionale ci mostra una moderna rielaborazione del Signore della Morte (Yamantaka).

Come nella tradizione il personaggio principale Yamantaka è raffigurato al centro della scena, accompagnato da una figura femminile la compagna Vatali o sua sorella Yami, a cavallo del Bufalo. 
Il bufalo simboleggia la morte, quindi è l’emblema della stessa divinità, ma nello stesso tempo indica ciò che muore e si dissolve sintetizzando in una sola forma l’identità del distrutto e del distruttore
La struttura dell’opera è ispirata alla più antica tradizione eccettuato per l’anonimo essere umano schiacciato dal Bufalo in cui si riconosce il personaggio di Osama Bin Laden uno degli uomini più ricercati della terra nel periodo di realizzazione di questo acquerello.

Con quest'opera l’artista Tenizn Rigdol intende sottolineare il potere della morte e della distruzione su tutte le forme di vita e inserendo il riferimento al terrorismo globale applica il millenario concetto di Yamantaka al mondo moderno.

L'opera è stata esposta in occasione di una mostra collettiva nel 2010 al Rubin Museum di New York. 

Mandala e simboli: il Corvo

pubblicato 31 ott 2017, 14:21 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 31 ott 2017, 14:33 ]

“Non può piovere per sempre…”
B. Lee, “Il corvo”


« Huginn e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. 
Io ho timore per Huginn che non ritorni; 
ma ho ancora più timore per Muninn.» 
Grímnismál, poema eddico, XX canto


Il corvo è un simbolo controverso e particolare. Nella mitologia norrena però è il compagno di Odino, che anzi ne ha due (Hugin e Munin) e sono positivi perché gli portano ogni giorno le informazioni e sono uno Pensiero e l'altro Memoria; tra i Celti è il simbolo di Morrigan la dea della guerra e dei morti in battaglia; tra i Greci era un guardiano-spia di Apollo che vistosi tradito trasforma le sue piume da bianche in nere; tra i Nativi Americani è il messaggero che viene dal grande vuoto dietro lo spazio e il tempo dove tutto è originato e dove tutto ritorna; nella Bibbia e nel Corano indica a Caino come seppellire Abele confermando ancora una volta il suo simbolismo negativo. Nel Buddismo tibetano il corvo è associato a  Mahakala (il Grande Nero) protettore del Buddismo, mentre per gli Indù, Shani (equiparato al pianeta Saturno) siede su un corvo e protegge contro i furti.
Andando ancora più indietro i corvi, sono simboli collegati alla Grande Dea dispensatrice di vita e di morte, diverse statuette sono state rinvenute con la Dea accompagnata dai pennuti quando non indossa essa stessa le ali, anche Lilith è accompagnata da uccelli e non a caso nel periodo medievale i corvi diventano, insieme al gatto nero, compagni delle streghe confermando così il loro carico negativo.

Il colore nero delle sue piume certo non aiuta il corvo che con la cornacchia e altri uccelli viene percepito nella tradizione popolare come foriero di sventura e cattive notizie, contrapposto alla colomba bianca portatrice di pace e del rametto di ulivo a Noè, che invece dal corvo era stato abbandonato.

Il corvo, come tutti gli uccelli, è un antico simbolo dell'anima e dell'elemento aria ed è l'immagine dello spirito opposto alla materia, inoltre per C. G. Jung ogni uccello nel mandala rappresenta lo spirito e l'intervento del sovrannaturale, partecipa del processo di trasformazione. Quale messaggero alato dello spirito porta l'anima a guardare oltre il mondo tangibile della materia. Il corvo dunque sa guardare oltre, nel mondo cosiddetto “altro”, e porta visioni della conoscenza suprema. Il detto irlandese “possedere la conoscenza del corvo” si riferisce proprio alla capacità di sapere che va oltre la divinazione e ha le sue basi nella consapevolezza spirituale e inconscia. 

Nel mandala che ho postato e creato,
 (scaricabile gratuitamente, può essere colorato seguendo la propria ispirazione) alcune forme e simboli creano un centro per il corvo. L'abilità di questo uccello nel guardare nel futuro, nel divinare si trasforma in chi colora il mandala nella capacità di fronteggiare le proprie emozioni negative, i propri demoni e simboleggia il passaggio e la nostra trasformazione
Ovviamente non basta colorare un mandala per aver compiuto un intero percorso ma costituisce un buon inizio e ogni passo verso la consapevolezza del nostro essere è un passo verso il nostro benessere. E poiché siamo a cavallo delle feste di Halloween e di Tutti i Santi e dei Morti perché non onorare anche le nostre personali paure, le angosce, le angustie del quotidiano ad un uccello capace di trasformare e collegare i mondi? Affidiamoci a questo animale che come tanti nel mandala ha il potere di esprimere stati d'animo, virtù e amore verso noi stessi.
Come dice Brandon Lee nel film "il Corvo": Non può piovere per sempre...

Un approfondimento sugli Animali nel mandala già pubblicato si trova cliccando sul titolo o qui


Fonti:
S. Fincher, Mandala
C. Morel, Dizionario dei simboli
Heike Owusu, Symbols of Native America 
S. Heinz, I simboli dei Celti

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