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Mandala News: articoli, notizie e curiosita'

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Holi festival – La festa dei colori in India (16 marzo 2009)

Il mandala trova nell’urbanistica moderna una nuova forma espressiva (14 marzo 2009)

Mandala e arte rupestre (12 Marzo 2009)
 






Mandala e simboli: il Corvo

pubblicato 31 ott 2017, 14:21 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 31 ott 2017, 14:33 ]

“Non può piovere per sempre…”
B. Lee, “Il corvo”


« Huginn e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. 
Io ho timore per Huginn che non ritorni; 
ma ho ancora più timore per Muninn.» 
Grímnismál, poema eddico, XX canto


Il corvo è un simbolo controverso e particolare. Nella mitologia norrena però è il compagno di Odino, che anzi ne ha due (Hugin e Munin) e sono positivi perché gli portano ogni giorno le informazioni e sono uno Pensiero e l'altro Memoria; tra i Celti è il simbolo di Morrigan la dea della guerra e dei morti in battaglia; tra i Greci era un guardiano-spia di Apollo che vistosi tradito trasforma le sue piume da bianche in nere; tra i Nativi Americani è il messaggero che viene dal grande vuoto dietro lo spazio e il tempo dove tutto è originato e dove tutto ritorna; nella Bibbia e nel Corano indica a Caino come seppellire Abele confermando ancora una volta il suo simbolismo negativo. Nel Buddismo tibetano il corvo è associato a  Mahakala (il Grande Nero) protettore del Buddismo, mentre per gli Indù, Shani (equiparato al pianeta Saturno) siede su un corvo e protegge contro i furti.
Andando ancora più indietro i corvi, sono simboli collegati alla Grande Dea dispensatrice di vita e di morte, diverse statuette sono state rinvenute con la Dea accompagnata dai pennuti quando non indossa essa stessa le ali, anche Lilith è accompagnata da uccelli e non a caso nel periodo medievale i corvi diventano, insieme al gatto nero, compagni delle streghe confermando così il loro carico negativo.

Il colore nero delle sue piume certo non aiuta il corvo che con la cornacchia e altri uccelli viene percepito nella tradizione popolare come foriero di sventura e cattive notizie, contrapposto alla colomba bianca portatrice di pace e del rametto di ulivo a Noè, che invece dal corvo era stato abbandonato.

Il corvo, come tutti gli uccelli, è un antico simbolo dell'anima e dell'elemento aria ed è l'immagine dello spirito opposto alla materia, inoltre per C. G. Jung ogni uccello nel mandala rappresenta lo spirito e l'intervento del sovrannaturale, partecipa del processo di trasformazione. Quale messaggero alato dello spirito porta l'anima a guardare oltre il mondo tangibile della materia. Il corvo dunque sa guardare oltre, nel mondo cosiddetto “altro”, e porta visioni della conoscenza suprema. Il detto irlandese “possedere la conoscenza del corvo” si riferisce proprio alla capacità di sapere che va oltre la divinazione e ha le sue basi nella consapevolezza spirituale e inconscia. 

Nel mandala che ho postato e creato,
 (scaricabile gratuitamente, può essere colorato seguendo la propria ispirazione) alcune forme e simboli creano un centro per il corvo. L'abilità di questo uccello nel guardare nel futuro, nel divinare si trasforma in chi colora il mandala nella capacità di fronteggiare le proprie emozioni negative, i propri demoni e simboleggia il passaggio e la nostra trasformazione
Ovviamente non basta colorare un mandala per aver compiuto un intero percorso ma costituisce un buon inizio e ogni passo verso la consapevolezza del nostro essere è un passo verso il nostro benessere. E poiché siamo a cavallo delle feste di Halloween e di Tutti i Santi e dei Morti perché non onorare anche le nostre personali paure, le angosce, le angustie del quotidiano ad un uccello capace di trasformare e collegare i mondi? Affidiamoci a questo animale che come tanti nel mandala ha il potere di esprimere stati d'animo, virtù e amore verso noi stessi.
Come dice Brandon Lee nel film "il Corvo": Non può piovere per sempre...

Un approfondimento sugli Animali nel mandala già pubblicato si trova cliccando sul titolo o qui


Fonti:
S. Fincher, Mandala
C. Morel, Dizionario dei simboli
Heike Owusu, Symbols of Native America 
S. Heinz, I simboli dei Celti

Il rosone mandala dell'occidente

pubblicato 03 ott 2017, 03:55 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 03 ott 2017, 03:55 ]

Il rosone, la finestra istoriata, colorata e soprattutto circolare che nel Medioevo diventa l'emblema dell'architettura sacra nelle cattedrali gotiche, viene associata per diversi motivi al mandala.

Come il mandala e' un mezzo sacro per entrare in contatto con il divino, un ponte, o meglio una finestra, che permette all'anima del pellegrino, del credente o dell'iniziato, di trascendere il mondo immanente ed entrare nel Cosmo trascendente. Di passare dal micro al macrocosmo sentendosi parte di un Creato che non spaventa, piuttosto si apre come un fiore.

E' una struttura circolare e come tale la forma geometrica della ciclicità infinita. Ogni cerchio, non ha un inizio e non ha una fine, nel cristianesimo rimanda all'infinitezza di Dio, all'aureola, alle sfere celesti e alla Creazione.

Il cerchio e' assimilato alla ruota e questa rimanda a quella del Dharma buddista. 
Il Dharma sono gli insegnamenti e' sempre in movimento intorno a un perno fisso, idealmente il Monte Meru.

Dal centro i raggi si dipartono e come nel rosone cosi' nel mandala c'e' una stretta relazione tra l'esterno e l'interno. 

Il rosone inoltre e' definito cosi' perché ricorda un fiore, la rosa, simbolo mistico della divinità femminile, che di solito siede nel centro. Il suo omologo nel mandala e' il loto, un fiore sacro al centro del quale siede la manifestazione della virtù impersonata dalla divinità.

Talvolta nei mandala individuali compaiono rose, rosoni e ruote, secondo C. G. Jung questo accade quando si e' sulla via della guarigione e della rigenerazione. 

I mandala~rosone sono una bella esperienza di colore e di ricerca di armonia; sono espressione di una geometria sacra archetipica che comprende forme e linee capaci di intersecarsi dando vita a nuovi e interessanti risultati che agiscono come benefico supporto nella ricerca del proprio centro. 

Attraverso le vetrate colorate sulle quali erano raffigurati emblemi, segni zodiacali, le arti e i mestieri, le stagioni, gli angeli e i santi il rosone diventa la strada, il percorso per attualizzare la conoscenza di Dio, incontrandolo in un mondo pieno di immagini archetipiche e simboliche per questo fidate e non spaventose. Il fedele può allora avanzare fino al centro del transetto della chiesa dove all'orario stabilito, nel giorno prefissato potrà godere dell'effetto eccezionale di luci brillanti che illuminano l'anima e favoriscono il contatto con la propria interiorità spirituale. 

Mandala, arte e terapia

pubblicato 02 set 2017, 04:50 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 19 set 2017, 01:27 ]

Il mandala
nasce come strumento di meditazione e le sue radici si perdono nella storia del subcontinente indiano. Nel mondo occidentale abbiamo molte forme mandaliche che oggi comunemente chiamiamo mandala perché condividono il suo stesso obiettivo, mettere l'anima del pensatore, del pellegrino, del fedele, dell'essere umano in contatto con il divino. Un divino che è tanto dentro quanto fuori da se stesso. Per questo motivo il mandala ha richiamato l'attenzione dello psichiatra svizzero C.G. Jung il quale all'inizio della sua scoperta non sapendo cosa fossero e quali potenzialità avessero quei disegni scaturiti dalla sua interiorità rimase sorpreso e molto incuriosito fino a quando non entrò in contatto con la cultura orientale. E iniziò un percorso di teoria e pratica che lo portò a disegnare lui stesso dei mandala tra il 1916 e il 1920 che trovarono una prima collocazione nei cosiddetti libri neri, i suoi taccuini, poi una ricostruzione coerente e codificata nel Libro Rosso, da pochi anni pubblicato ad uso del pubblico e non solo degli esperti.

Il mandala è un'esperienza che ciascuno può fare della propria realtà psichica e della propria spiritualità.  È un viaggio interiore che ci mette in comunicazione con il cosmo, la natura di ogni elemento e ogni nostro legame con la realtà e la spiritualità. 
Il percorso che si inizia quando ci accingiamo a colorare un mandala mette in comunicazione il nostro quotidiano con le nostre paure, le ansie, i conflitti irrisolti e in qualche modo li riordina.
Non a caso, una delle più interessanti definizioni di mandala è proprio data da C. G. Jung “...L'archetipo che ne è costellato rappresenta uno stato ordinatore che si sovrappone in qual modo al caos psichico come una trama psicologica, rispettivamente un cerchio suddiviso in quattro, grazie al quale ogni contenuto riceve il proprio posto e il tutto che tende a dissolversi nell'indefinito mantiene la sua coesione grazie al cerchio”.

Il cerchio è una delle forme geometriche più diffuse nel mondo, una delle traduzioni della parola sanscrita mandala è “cerchio sacro”. Gli esseri umani fin dai tempi arcaici ne sono affascinati; la ruota è la più rivoluzionaria invenzione tecnologica dell'umanità, come lo studio degli astri lo è per quella spirituale; per migliaia di anni le forme circolari sono state la base di ogni forma sacra e i perfino i bambini nei loro primi disegni tendono a creare forme circolari. Esprimendo in modo diretto e senza filtri che questa forma sia la prima testimonianza dell'espressione del Sé.

Anche la letteratura e la mitologia sono piene di esempi, Re Artù scelse per rappresentare il suo concetto di potere la Tavola Rotonda perché partecipa della totalità, dell'unità, dell'insieme e pur tuttavia non annulla l'individuo. Così nel mandala l'Uno si ritrova costituito dai Molti, e i Molti sono una parte dell'Uno. Mandandoci un messaggio di unificazione.

Il labirinto e il rosone delle chiese gotiche sono una espressione dell'arte e della spiritualità occidentale che nel cerchio si rigenera e si mette in contatto con il mondo trascendente.  Sono simboli importanti dell'armonia e della costruzione del Creato. 

Una seconda traduzione per la parola mandala è “contenitore di simboli”, sempre secondo la visione junghiana del mandala il cerchio permette all'inconscio di manifestarsi attraverso il simbolo che è il suo linguaggio preferito e il processo di individuazione comprende il simbolo e i suoi significati nel percorso di consapevolezza del sé. 

Nel mandala tradizionale il simbolo ha una valenza fortissima, il mandala tibetano segue regole antiche e rigide nella sua costruzione e al suo interno gli emblemi hanno una precisa collocazione e un significato altrettanto importante e codificato. Il mandala parla della manifestazione spirituale del Buddha e delle sue “virtù”, invocate per sostenere il praticante nel quotidiano, della relazione tra l'essere umano e l'universo spirituale, è una cosmologia ed è un grandissimo strumento di meditazione. La sua creazione richiede pazienza, concentrazione, conoscenza e umiltà tutte caratteristiche che trasferite nel quotidiano consentono di superare ansie, ridimensionare paure riportando “armonia” e benessere, in altre parole portano sulla strada dell'Illuminazione, lo stato di perfetta pienezza e consapevolezza. 

Parallelamente quando si colora un mandala individuale si entra spontaneamente in una sorta di “meditazione” che rilassa, genera armonia e benessere.  Anche se ad oggi i progetti scientifici e di studio sul mandala e la terapia sono ancora pochi e lasciati molto all'iniziativa personale di medici illuminati e psicoterapeuti interessati è universalmente riconosciuto il potere di questo “psicocosmogramma” (si veda G. Tucci) va oltre la ricerca del simbolo e oltre ogni tentativo di creare un codice di codificazione uguale per tutti nonostante le sperimentazioni e i metodi di Joan Kellogg negli anni '70, Stanislaw Groff e Rudiger Dahlke negli anni '80 e Susanne Fincher negli anni '90. 

Tutti questi percorsi e strumenti molto interessanti ma il mandala ha una sua natura particolare che oscilla tra il mondo della psiche e quello dell'arte, include una filosofia e una pratica di vita dalla quale non può prescindere. È espressione di arte spirituale in cui sono previsti i singoli e minimi dettagli e per questo motivo diventa una struttura filosofica ed espressione di un modus vivendi, è un oggetto sacro e venerato come in Occidente le reliquie dei santi, gli si attribuiscono capacità taumaturgiche e il solo fatto di poterli osservare genera un effetto benefico e rilassante. Questo perché i colori, le linee, le forme e le energie di cui è depositario contribuiscono alla sua forza evocativa e universale e ne fanno un valido aiuto nell'esperienza che riflette l'essenza di chi noi siamo proprio “qui e ora”. 

Mandala Architetture in Cina

pubblicato 01 ago 2017, 03:40 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 01 ago 2017, 04:20 ]

Zhuge Bagua Village
(Villaggio della famiglia Zhuge o degli otto diagrammi) è un villaggio cinese situato nella Provincia Orientale di Zhejiang che ha una caratteristica particolare, come dice il suo nome ha la forma di un Bagua. 

Il Bagua è probabilmente uno dei diagrammi piu conosciuti della cultura cinese grazie alla diffusione dell' I'Ching, o Libro dei Mutamenti, la sua forma è costituita da un insieme di otto trigrammi e così il villaggio. 
 
Oggi abitato dai discendenti del fondatore Zhuge Liang, un importante militare, stratega e uomo di stato che visse nel III secolo d. C., che pare si sia ispirato per la costruzione alla teoria degli otto diagrammi, il villaggio ha una forma radiale. 

Al centro si trova lo Zhong Chi  un laghetto a forma di Tao, diviso tra yin e yang dove lo ying è pieno di acqua e lo yang è terra, da qui partono otto strade principali che seguono la tradizionale interpretazione del Tao e simboleggiano gli otto sentieri o gli otto criteri fondamentali dell'I'Ching (il cielo, il lago, il fuoco, il tuono, il vento, l'acqua, la montagna e la terra) danno vita ad altrettanti quartieri costruiti secondo l'intricato motivo dei diagrammi quindi con strade spezzate e svolte cieche che risulta praticamente impenetrabile per uno straniero o un nemico. 
Il villaggio, con mura di cinta alte per meglio difendersi dagli attacchi esterni, è circondato da otto colline simboleggiati un Bagua esterno

Il villaggio oggi costituisce un patrimonio architettonico per la Cina e per il mondo intero, preservato dai vandalismi e dalla contaminazione urbanistica grazie alla sua forma labirintica è un vero gioiello della cultura tradizionale e militare cinese e costituisce un esempio raro di “urbanistica mandalica”.
La ricerca di armonia, di equilibrio e l'attenzione dedicata alla costruzione di un ambiente con un centro che ancora oggi è il fulcro della vita sociale, la difficoltà del districarsi nelle strade senza una guida ne fanno un mandala architettonico tridimensionale sperimentato quotidianamente dai suoi abitanti e dai fortunati visitatori. 

Per approfondire:
Zhang Hong."Zhuge Bagua Village, Living Monument to an Ancient Sage and Master Strategist" 
https://ecommons.cornell.edu sul testo sulla strategia militare cinese Bagua
maryinzambia.wordpress.com 
photos of http://jinhua-homestay.com

Hokuto Mandala, Mandala Giapponese delle Stelle

pubblicato 13 lug 2017, 05:29 da Annalisa Ippolito

L'Hokuto Mandala, o Mandala delle Stelle o del Grande Carro, è un mandala antico usato in Giappone in particolari riti per scongiurare disastri e calamità naturali, oppure per recuperarsi dalle malattie e richiedere la longevità. 
Gli esempi qui pubblicati risalgono circa al XII secolo (Periodo Heian). La più popolare versione in Giappone, ha al centro Shaka Kinrin (Ruota Dorata Shakia)  una manifestazione di Buddha Sakiamuni, il Buddha Storico, che seduto sul trono del Loto, sul Monte Meru, la montagna cosmica, tiene tra le mani, poste nel mudra Hokkai Join Mudra ( Mudra Buddha della meditazione), una ruota d'oroIl Buddha è collocato nel disco d'oro che rappresenta lo spazio infinito mentre l'azzurro della base ricorda l'oceano cosmico sede del Monte Meru. 

Il Buddha è circondato dalle sette stelle del Grande Carro, inserite ciascuna in un disco lunare, sotto sono posti i nove pianeti che includono Rau e Ketu, il sole e la luna, dato che i Plutone, Nettuno e Urano furono scoperti nei secoli successivi. 
Nel cerchio più esterno i dodici segni dello zodiaco ispirati alle costellazioni occidentali e inseriti in disco lunare bianco. Durante la dinastia Thang, in Cina era in uso lo zodiaco Occidentale, questo ha fatto sì che anche il Giappone ricevesse l'influenza dell'esoterismo greco-babilonese, pur se filtrato dall'astrologia indù, di cui la famiglia Sakia (la stessa del Buddha storico) deteneva le competenze. Durante il VI secolo le conoscenze esoteriche vennero importate dal Continente nelle isole nipponiche. 
Nel cerchio più esterno trovano collocazione le ventotto divinità delle case lunari, manifestazione di una costellazione o di un momento nel percorso della Luna nello zodiaco. 

Nel buddismo Tendai questo tipo di mandala  e' circolare, un esempio e' conservato nel  tempio di Hōryūji  a Nara, e le sette stesse sono poste in alto rispetto al Buddha dalla ruota d'oro, mentre il buddismo Shingon la forma del mandala e' quadrata e le stelle del Grande Carro sono poste in basso come si puo' notare  nel mandala conservato nel tempio di Kumedadera in Osaka. 

Nella tradizione antica era comune rivolgersi al Grande Carro per ottenere informazioni sulla propria sorte, perché il destino di una persona dipendeva dalla posizione astrale nel giorno e nel mese della nascita di una persona. Meno importanti erano il sole, la luna, i pianeti e le ventotto case lunari


Fonti:
E. ten Grotenhuis, Japanese Mandala 
S. Toru, Mandalas of inidvidual deities
Catalogo Museo Nazionale Nara, Buddhist painting of the Heian period

Mandala e pance disegnate

pubblicato 04 lug 2017, 09:03 da Annalisa Ippolito   [ aggiornato in data 04 lug 2017, 09:16 ]

Qualche  anno fa una mia amica, allora incinta, venne da me e mi porse un foglio: “guarda che cosa mi hanno dato al corso pre-parto...”. 
Era un mandala, un bel mandala di cui conoscevo l'origine, era un mandala della Grande Madre. Ispirato ai disegni antichi e primitivi delle comunità stanziali che avevano abitato le zone caucasiche nel neolitico. Lei mi guardava era diffidente, infatti non voleva colorarlo, le sembrava un gioco stupido era sospettosa di quella pratica e di quel disegno. Io le sorridevo di rimando ma non dicevo nulla. Era un momento delicato, la sua pancia abitata da un bebè che aveva a lungo desiderato meritava il rispetto e l'amore di tutto l'universo, questo lei lo sapeva. Solo che la sua cultura estremamente razionale non le permetteva di vivere questo momento in risonanza con la natura, nello stesso tempo la natura reclamava a gran voce e nel profondo il legame che univa lei e il cosmo in quel preciso momento della sua vita. La sua ostetrica era stata lungimirante. La mia amica era scettica. Temeva che venissero fuori troppe ansie e che invece di calmarsi il mandala le avrebbe creato altro stress. La capivo benissimo e non insistetti. Mi limitai a guardare il mandala in ogni direzione e a inviarle le energie della Grande Madre.

Oggi il mandala non fa più paura, anzi, è diventato uno strumento popolare per accompagnare i momenti più difficili e più belli della vita delle persone. E anche il rapporto tra le gestanti e il mandala è cambiato. In questo periodo sono inondata di immagini di ventri disegnati. 
È diventata una moda, uno strepitoso successo di pance disegnate e colorate si trovano sul web esibite con orgoglio e gioia, rappresenta una evoluzione della body art da una parte e un ritorno ai rituali primitivi dall'altra. 

Usato come amuleto, come protezione potente per il nascituro, il mandala disegnato sulla pancia rappresenta un ulteriore legame tra il mondo interiore della madre, l'universo e il bebè che cresce e si forma. Una restituzione parziale di naturalezza ad una condizione, quella di essere incinta, che ha perso molto della sua identità nel corso dell'ultimo secolo. Medicalizzata, ospedalizzata, asetticizzata l'esperienza della gestazione ha rischiato di essere trattata come una malattia e non come il bellissimo e naturale evolversi della vita che chiede di essere compiuta. 

Il mandala restituisce una dignità ancestrale al legame tra le donne e la natura. La generatività biologica è un evento inserito nel ciclo della vita, probabilmente più raro ai giorni nostri ma più consapevole. Come le piante germogliano e si aprono generando frutti e  nuovi virgulti in un eterno circolo sacro di riproduzione, così il “corpo incinto” disegnato e colorato diventa il ventre sacro della madre terra. Diventa il simulacro della donna mais dei nativi americani, della Eva partoriente, di Gea che tutto contiene. 
Il mandala allora assume il valore di un sigillo, delicato e definitivo sulla vita che sta nascendo e il gesto tutto femminile di decorare il corpo con l'henné rimanda l'immagine del serpente che attorcigliato su se stesso protegge l'uovo cosmico, il tesoro dell'universo, la vita che sta nascendo. 

Ho scaricato alcune immagini dal web per celebrare la vita e il mandala che mi pare un connubio armonioso e morbido, profondo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Mandala: il cerchio e la cosmologia medievale

pubblicato 04 giu 2017, 10:44 da Annalisa Ippolito

Ai primordi della storia umana il sacro è la rappresentazione delle forze della natura e il Cosmo viene sistematizzato e ordinato seguendo la forma geometrica apparentemente regolare che lo sostiene. La cosmologia quindi si ispira all'osservazione del mondo naturale e alle sue armonie
La linea dell'orizzonte che appare perfettamente circolare, il movimento degli astri e i punti cardinali che suggeriscono una proiezione ortogonale e geometrica sono alla base delle due forme geometriche associate al cielo e alla terra, il cerchio e il quadrato. 
Nel cerchio quindi prende posto lo Spazio divino, abitato dal Sole e dalla Luna, dalle stelle fisse che contribuiscono a creare i segni zodiacali i quali sono all'origine del calendario e delle stagioni.

La Cosmologia influenza la vita sociale delle più antiche comunità e nello stesso tempo determina la costruzione e la rappresentazione dell'universo. Schemi geometrici, anche elaborati, sono alla base di costruzioni sacre, rappresentazioni divine e speculazioni filosofiche.

I mandala
del buddismo Vajrayana sono nello stesso tempo, dei diagrammi dell'universo, delle architetture immaginarie e un sostegno per la meditazione la loro forma influenza molte costruzioni sacre e viceversa. 
Una delle correnti la Dzogchen usa nella sua pratica il Tibetan Thodgal Tigle o Raimbow Mandala
Consiste nel considerare il corpo una entità che al culmine della pratica si dissolve nella luce  dell'arcobaleno emanazione dell'universo.

Nel mondo occidentale invece nello stesso periodo in cui si diffondono i mandala in oriente la cosmologia risente degli influssi tolemaici, che a loro volta si ispiravano alla filosofia di Aristotele, la terra è al centro di un universo che si espande al suo intorno in sfere concentriche, il mondo sublunare, in cui trovano spazio, tutti gli e quattro gli elementi con un movimento dall'alto verso il basso e viceversa, i pianeti con il sole e la luna e le stelle fisse con i segni dello zodiaco; questo mondo corruttibile e finito, mentre il luogo sopralunare, lo spazio cosmico perfetto è eterno, incorruttibile, con un andamento circolare che torna sempre su se stesso. 

Anche se non scientificamente provata questa immagine cosmologica ha trovato una enorme accoglienza nella cultura medievale e nella teologia che pose al centro il Dio, che diventa il Primo Mobile, intorno a lui le sfere diventano cielo e terra. Tutte le sfere si muovono creando armonia e “musica delle sfere” che però Adamo in quanto uomo fallibile e peccatore non può più ascoltare.

Fino all'avvento di Copernico e Galieo nel XVII sec., la concezione cosmologica tolemaico-aristotelica con le sue Sfere cosmiche ha continuato a riscuotere consensi e a far parte dell'immaginario collettivo culturale della società medievale  tanto da comparire in numerosi manoscritti dell'epoca.

Fonti:
M. Eliade, Sacro e profano
J. Cannon, Le langage secret des lieux sacrés
E. GarinAstrology in the Renaissance: The Zodiac of Life

 
 
 



Il mandala e il pugnale “phur bu”

pubblicato 11 mag 2017, 09:55 da Annalisa Ippolito

Il pugnale o phur bu (foto a sinistra) è uno strumento molto importante nel rituale del mandala tradizionale. È usato dai monaci durante la cerimonia di purificazione dello spazio sacro preposto alla costruzione del mandala di sabbia per inchiodare a terra gli spiriti maligni. I monaci si spostano, creando un “mandala in movimento” o “mandala dinamico” seguendo una specie di danza e una camminata che segue attraverso dei movimenti specifici una sequenza ben ordinata che ha radici negli antichi testi sacri; alla fine i pugnali sono conficcati in ciascuna delle dieci direzioni del mandala. 

Simbolicamente, il phur bu esprime la capacità di spezzare le emozioni negative che si incontrano sul cammino di liberazione interiore e i suoi cinque metalli fusi in una lama a tre tagli, o triangolare, che si chiude con una impugnatura a tre volti, con un dorje (vajra) o un nara è lo strumento attraverso il quale i monaci costruiscono il “cerchio protettivo”, ovvero il primo mandala.  

Il pugnale ha un duplice significato all'interno del mandala, da una parte protegge lo spazio sacro perché raccoglie l'emanazione degli spiriti maligni tenendoli lontani, dall'altra accoglie le divinità della gnosi  (conoscenza sapiente) che si combinano ai primi e contribuiscono a tenere fuori le idee limitanti che ciascun partecipante porta con sé. 

Fonti 
G. Tucci, Teoria e Pratica del Mandala
M. Brauer, Il cerchio Sacro del Buddismo Tibetno 
Robert Beér, The encyclopedia of Tibetan symbols and motifs

Il loto e il mandala

pubblicato 14 apr 2017, 14:03 da Annalisa Ippolito

Il fiore di loto è un simbolo profondo in Oriente, perchè l'Oriente afferma che dovresti vivere nel mondo, ma senza farti contaminare da esso... Esso cresce dal fango, nell'acqua, tuttavia resta incontaminato dall'acqua. Ed e' simbolo di trasformazione: il fango si trasforma nel fiore più bello e fragrante che questo pianeta conosca. 
Osho

Il loto prfumatoche rallegra il cuore cresce nel fango sul ciglio della strada. Così fra i ciechi mortali il discepolo del Buddha splende per la sua saggezza. 
Dhammapada 58-59



Il fiore di loto ha una lunga tradizione nella cultura orientale. Il suo simbolismo per questo motivo ha diversi livelli di lettura.
È considerato un fiore sacro in molte culture. Nel Buddismo e nell’induismo la sua simbologia rimanda alla capacità della mente illuminata di evolversi, non a caso nonostante le sue radici affondino nel fango la sua corolla e i suoi petali sono bellissimi e perfetti. Come il cuore puro del saggio che non si lascia contaminare, né offuscare dalle tenebre della realtà illusoria.  

Secondo una leggenda, il Buddha ricevette l’illuminazione e immaginò che gli uomini fossero come fiori di loto e decise di offrire loro la possibilità di sbocciare e di diventare il meglio che potessero essere. Da questa narrazione il loto è diventato simbolo di virtù. Lo stelo rigido rimanda alla fermezza, la presenza di più fiori sullo stesso stelo sono l’armonia coniugale, la rigogliosità della pianta la prosperità, i semi abbondanti una prole numerosa, inoltre spesso, in molte tangka rappresenta il presente, il passato e il futuro. 

La purezza e la bellezza di questo fiore rimandano alla limpida spiritualità del Buddha che spesso nei mandala è raffigurato assiso sul trono di diamante o fiore di loto. 
La simmetria dei suoi petali, otto o suoi multipli, lo rendono il simbolo dell’Universo della sua euritmia e della sua armonia.  Nel mandala si trova raffigurato al centro, spesso ospita non solo l’emblema della divinità che presiede un dato mandala, ma ne contiene il simbolo-seme. 

Per i cinesi il loto è uno strumento di purificazione delle anime, mentre per gli antichi egizi il loto blu era il fiore sacro della rigenerazione e della resurrezione. Il dio Ra era, nella sua fase primordiale, racchiuso nel fiore di loto galleggiante e quando si risvegliò permise al fiore di aprire la sua corolla. 
Nell’induismo il loto è la culla di  Visnhu che, come Ra, dormiva e al suo risveglio un loto uscì dal suo ombelico, ma altre divinità come Lakshmi e Agni sono direttamente collegate alla simbologia del loto; per non citare poi i Chakra. A ciascuno dei quali è associato un loto con un numero di petali che terminano nello splendore e nella perfezione del Loto dai Mille petali.  


Fonti per approfondimenti: 
Dhammapada i detti del Buddha
Filosofia delle forme simboliche, E. Cassirer
Le phanthéon egyptien, J.F. Champollion 
Immagini e simboli, M. Eliade

Surya il mandala del sole

pubblicato 16 feb 2017, 02:06 da Annalisa Ippolito

Il simbolismo solare, così come quello lunare, sono molto importanti nella pratica e nell'arte del Buddhismo Tantrico. Alludono a molte altre entità duali (come maschio e femmina, luce e ombra ecc.) che con la pratica Buddhista si uniscono nella non-dualità, spesso sono equiparati al Monte Meru.

Questo complesso mandala, di fattura nepalese, è centrato intorno alla figura di Surya, il dio del sole, di colore rosso, mentre guida un carro trainato da sette cavalli. E' ritratto nel tipico abbigliamento del nord, con la corazza e una tunica lunga. In ogni mano tiene un loto in piena fioritura. Al suo fianco ci sono quattro figure femminili. Quelle accovacciate sono Pratyusha e Usha mentre lanciano frecce alla notte per accelerare l'arrivo del giorno. Le due figure in piedi possono essere le sue mogli Rajni “Regina” e Chaya, “Ombra”

Intorno a lui sono sedute nella posizione del loto le otto divinità planetarie, circondate a loro volta da ventotto figure che sono l'allegoria delle costellazioni e delle case astrali introno all'eclittica. 

Ai quattro angoli sono posizionati i dodici segni zodiacali. Nei dettagli si possono riconoscere riferimenti ai donatori. Da notare inoltre l'assenza dei Cinque Buddha il che farebbe pensare ad una matrice Indù.

L'iconografia di Surya ha subito variazioni nel tempo, a seconda della regione e delle influenze ricevute che furono nei secoli prima e dopo Cristo greche, iraniane, sciite e kushana in alcuni casi fu rappresentato con gli stivali alti e un mantello,come nel nostro mandala. Ciò che lo contraddistingue e lo rende riconoscibile è il carro del sole, trainato da sette cavalli, a volte anche quattro secondo la tradizione greca; altro segno distintivo è la corona a raggiera e le sue braccia sono due mentre in ciascuna mano porta un loto. 

A volte il Sole è rappresentato ai lati delle porte dei monasteri buddisti con Chandra (la dea della Luna) con la quale condivide l'importante compito di creare equilibrio tra il giorno e la notte. Nella versione aniconica è raffigurato come un cerchio rosso con i raggi, altre volte invece è tradotto con una svastica o un anello di pietra. 

Fonti:
R. Fisher, Art of Tibet
Pratapaditya Pal, Tibetan Painting




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